2.3.3 Tecniche e attrezzi per le lavorazioni complementari

C 30 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNICHE AGRONOMICHE 2.3.3 Tecniche e attrezzi per le lavorazioni complementari Fresatura. L affinamento della zollosità formatasi con la lavorazione principale si ottiene attraverso l impiego di attrezzi dotati di organi rotanti su asse orizzontale, azionati dalla p.d.p. della trattrice. La capacità di sminuzzamento degli aggregati e dei residui colturali è tale da consentire il loro impiego anche su terreni non lavorati, non eccessivamente argillosi e comunque in tempera. Pregi: a. preparazione del letto di semina in un unico intervento; b. affinamento del letto di semina spinto e omogeneo; c. ottimo interramento dei fertilizzanti dei residui colturali e delle malerbe; d. possibilità di accoppiamento con trattrici di potenza ridotta, poco pesanti che producono un limitato calpestamento del terreno; e. facilità di intervento su appezzamenti irregolari. Difetti: a. azione eccessivamente energica sugli aggregati con rischio di perdita di struttura (polverizzazione nel caso di intervento su terreni troppo asciutti e limosi); b. non adattabilità a terreni ricchi di scheletro; c. eccessiva sofficità del letto di semina; d. formazione di suola di lavorazione in corrispondenza del limite inferiore della lavorazione; e. incremento dei rischi di erosione dei terreni declivi; f. diffusione degli organi di riproduzione agamica delle specie infestanti; g. elevati assorbimenti di potenza, ridotta capacità di lavoro e, di conseguenza, elevati consumi di carburanti e lubrificanti. Erpicatura. considerata la lavorazione complementare per eccellenza, ma può anche essere sostituita alla stessa aratura nell ambito di una preparazione semplificata del letto di semina (lavorazione minima). Sotto il termine generico erpice , rientrano diverse tipologie di macchine operatrici, tutte caratterizzate dalla capacità di affinare più o meno la zollosità grossolana del terreno (senza provocarne, però, uno sminuzzamento eccessivo) e interrare malerbe, concimi e altro. Le principali tipologie di erpice sono gli erpici a dischi, a denti e quelli mossi da p.d.p. I più diffusi sono decisamente gli erpici a dischi (o frangizolle) impiegati per operare una prima rottura della zollosità più grossolana. Sono costituiti da serie di dischi concavi dal bordo liscio o frastagliato, disposti su due assi variamente inclinabili rispetto alla direzione di avanzamento; la capacità del disco di penetrare il terreno, distaccarne una parte e farla ricadere (sgretolando così la massa terrosa) è tanto maggiore quanto più trasversalmente è posizionato il disco rispetto alla direzione di avanzamento della trattrice. Questo tipo di erpice, per il peso e per il modo di operare del disco, può portare alla formazione di una suola di lavorazione. Nell ambito degli erpici a denti si distinguono: a. erpici a denti rigidi (denti a coltello montati su più file diversamente inclinate fra loro e disposte su telai anch essi rigidi o flessibili), caratterizzati da una ridotta capacità di sgretolamento della zollosità, da bassa profondità di lavorazione (inferiore ai 10 cm) e dall esigenza di operare su un terreno libero da residui vegetali che potrebbero porsi trasversalmente ai denti vanificandone l azione; b. erpici a denti elastici (denti ricurvi dotati di molle o denti particolarmente elastici capaci di propagare vibrazioni al terreno, facilitando la sua disgregazione e l estirpazione delle infestanti). Un tipo particolare di erpice a denti elastici è rappresentato dall erpice strigliatore, dotato di numerose file di piccoli denti elastici ravvicinati, idoneo a essere utilizzato sulla coltura già in atto per contenimento delle infestanti.

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi