6.5 Analisi vegetazionali

PRINCIPI DI MONITORAGGIO AMBIENTALE C 303 un sistema di gestione ambientale (EMAS e/o ISO 14000). Un altro indicatore di risposta implicitamente fornito assieme ai dati sui siti contaminati, riguarda il numero di piani di bonifica adottati a livello delle singole regioni. 6.5 Analisi vegetazionali. Per lo studio della vegetazione è necessario fare riferimento al concetto di fitocenosi, ossia di comunità vegetale fisionomicamente omogenea e insediata in condizioni topografiche (inclinazione, esposizione, altitudine) ed edafiche (natura geologica e pedologica del suolo) uniformi. Con l espressione omogeneità fisionomica si vuole esprimere una uniformità di struttura degli individui della vegetazione nel modo di occupare lo spazio. Per lo studio delle comunità vegetali sono stati elaborati numerosi metodi di rilievo, legati anche alle dimensioni della comunità oggetto di studio. Nell indagine della fisionomia della vegetazione è necessario individuare la forma di crescita degli individui, la periodicità delle fasi vegetative o riproduttive, la struttura della vegetazione (distribuzione spaziale degli individui), sia in altezza (stratificazione) che in piano (aggregazione orizzontale), la composizione floristica specifica e infine il numero (abbondanza, densità) o la dimensione (massa, copertura del suolo) degli individui delle diverse specie. Le forme di crescita sono il risultato della storia evolutiva delle piante in relazione all ambiente in cui si sono sviluppate. Una possibile schematizzazione prevede due raggruppamenti di organizzazione morfo- funzionale delle piante: le idrofite (sigla HI) e le aerofite (sigla AE). Le idrofite comprendono le piante vascolari legate all ambiente acquatico come le planofite e le rizofite, le aerofite comprendono le pteridofite, le parassite, le epifite, le legnose e le erbacee. In molti casi le forme base possono essere suddivise in sottoforme in relazione alla tipologia del caule (es. le caulescenti, le stolonifere, le bulbose, le tuberose, ecc.), alla tipologia delle foglie (forma, consistenza, dimensione, disposizione) e al ciclo vitale in relazione al clima (annuali, biennali, sempreverdi, ecc.). La struttura della vegetazione viene definita dalla disposizione verticale (stratificazione) degli individui delle diverse specie, da quella orizzontale e dall abbondanza relativa. Si parla di strato crittogamico, erbaceo, arbustivo e arboreo, ognuno definito da opportuni limiti di altezza variabili da pochi cm fino a oltre 30 m. Per quanto riguarda la disposizione orizzontale degli individui, si possono schematicamente indicare una distribuzione uniforme (rara in natura), una distribuzione casuale e una distribuzione a gruppi. Il gruppo in natura è la formazione più frequente per motivi collegati all ambiente colonizzato e al modo di moltiplicazione adottato. Il livello di aggregazione degli individui vegetali su un campione esaminato viene espresso da scale di sociabilità (es. Braun-Blanquet prevede 5 categorie: individui isolati, raggruppati, piccoli gruppi, piccole colonie, popolamenti puri). In alternativa, si può calcolare un indice dato dal rapporto tra densità media e frequenza, in cui la sociabilità aumenta all aumentare dell indice numerico. Per la valutazione del numero degli individui delle diverse specie (abbondanza) viene solitamente utilizzato il metodo di Braun-Blanquet che, combinando numero e copertura degli individui di ciascuna specie, costruisce una scala di abbondanza, dominanza di sette categorie, che va dalle specie rare con pochi individui isolati a una copertura superiore al 75%. Altri metodi si basano sulla valutazione della frequenza degli individui di ciascuna specie presenti in determinate aree campione: per esempio, nel metodo di Raunkiaer si utilizza un cerchio di 0,1 m2 che viene lanciato ripetutamente sulla superficie da studiare, in modo individuare un campione rappresentativo della popolazione. In altri sistemi di classificazione si fa riferimento agli areali di distribuzione delle specie, in modo da costruire degli atlanti corologici terrestri in cui gli areali delle varie specie definiscono delle unità geografiche dette fasce o cingoli di vegetazione. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi