1.4.2 Gli ecotoni

C 310 AGRONOMIA E TERRITORIO - PIANIFICAZIONE E USO DEL TERRITORIO Una patch può essere riconosciuta, oltre che per la sua distinzione strutturale, anche per la sua funzione specifica: in questo caso una patch prende il nome di ecotopo; l ecotopo è quindi un unità funzionale del mosaico ambientale composta dal fisiotopo (struttura e natura dei suoli e del micro-clima) e dalla presenza di una unità biotica, il biotopo. Nel caso dei paesaggi agricoli, un vigneto e un uliveto possono essere considerati degli ecotopi. 1.4.2 Gli ecotoni. Facendo seguito alla teoria del mosaico ambientale, gli ecotoni rappresentano le aree di tensione o di contatto tra le diverse patches. La parola ecotono , usata la prima volta dal botanico inglese F.E. Clements nel 1905, deriva dalla fusione di due termini greci: oikos (casa) e tonos (tensione); descritti come edge effect (effetto margine) dai naturalisti americani all inizio del secolo scorso, dopo decenni di scarsa considerazione oggi sono riconosciuti come strutture importanti per il funzionamento del mosaico ambientale. Ogni patch ha un bordo lungo il quale dinamiche e funzioni della patch incontrano il mondo esterno, che può essere rappresentato da una matrice o da altre patches. In questa zona di contatto vengono a crearsi dei gradienti che finiscono per regolare il flusso di energia, materiali e organismi tra una patch e un altra. Il funzionamento di un mosaico ambientale è quindi in gran parte regolato da questi ecotoni. Essi esistono lungo un ampio range di scala spazio-temporale: a livello di eco-regioni abbiamo gli ecotoni di bioma, quindi gli ecotoni di mosaico ambientale fino ad arrivare agli ecotoni individuali determinati dalle strutture stesse di delimitazione di un organismo; a livello di mosaico ambientale gli ecotoni sono rappresentati da zone di transizione tra un sistema e un altro. Così per esempio una palude costiera può essere vista come la zona di contatto tra i sistemi terrestri e quelli marini, mentre negli agro-ecosistemi gli ecotoni sono spesso rappresentati da strette fasce di vegetazione che si frappongono tra i campi coltivati e i boschi. Gli organismi hanno risposte differenziate specie-specifiche agli ecotoni: per alcune specie gli ecotoni possono essere vere e proprie barriere; per altre, invece, possono esercitare una forte attrazione perché più ricchi di risorse; infine, per altre ancora possono non essere percepiti. Vi sono anche specie che vivono esclusivamente negli ecotoni. Nella lotta biologica in agricoltura, la presenza di ecotoni diventa un elemento essenziale per ospitare in aree mono-colturali ambienti adatti alle specie che devono esercitare il controllo. Vengono considerate aree ecotonali anche le siepi e le alberature; queste strutture, molto comuni nelle aree ad agricoltura tradizionale, vengono sempre più ridotte dalla meccanizzazione. La loro funzione è primaria non solo perché riducono l erosione dei suoli lavorati, ma anche perché la vegetazione spontanea che cresce in queste aree margine funziona come intercettore e quindi filtra i nutrienti in eccesso che provengono dall impiego dei fertilizzanti: il fosforo e l azoto vengono assorbiti dalle siepi e quindi rilasciati all interno di queste strutture. La presenza di siepi e comunque di vegetazione spontanea a valle di un coltivo e lungo un corso d acqua rappresenta una sistemazione ottimale per mantenere la qualità delle acque stesse. 1.5 Il disturbo ambientale. La maggior parte dei sistemi ambientali è caratterizzata da strutture che subiscono la continua pressione di processi di modificazione: il paesaggio può essere visto quindi come un sistema che nasce e si modella grazie al disturbo. Tutte le dinamiche degli agro-ecosistemi sono il risultato di un disturbo volontario dell uomo ai fini produttivi: è necessario quindi evitare di associare al termine disturbo l idea che si tratti di un processo peggiorativo.

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi