2.4.2 Lavorazioni e caratteristiche chimiche del terreno

C 34 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNICHE AGRONOMICHE eccessiva compressione della massa terrosa con conseguente sua destrutturazione; nel caso specifico dell aratura (soprattutto quella praticata con trattrice entro solco), la lavorazione tende in questo caso a formare con maggiore facilità la suola di aratura . Invece l impiego di attrezzi con organi lavoranti ruotanti su asse orizzontale e mossi dalla p.d.p., su terreni secchi a tessitura limosa o limo-sabbiosa, può causare un eccessivo sgretolamento del terreno, fino alla sua polverizzazione, con conseguente perdita di struttura (condizione predisponente anche alla formazione di croste superficiali a seguito di piogge o interventi irrigui di apprezzabile intensità). Le tecniche di lavorazione principale del terreno, in relazione alla loro capacità di produrre zollosità di diverse dimensioni, determinano, rispetto al terreno non lavorato, un incremento delle depressioni e delle gibbosità della superficie che viene definita rugosità del terreno; i valori più elevati di rugosità si registrano su terreni arati profondamente e in condizioni di scarsa umidità; i valori più bassi sono stati osservati su terreni non lavorati. Questa particolare caratteristica fisica assume notevole importanza negli ambienti dove alla lavorazione del terreno è richiesto anche di contenere adeguatamente l erosione idrica. Infatti, in assenza di una rilevante copertura della superficie del terreno da parte dei residui colturali (prima misura antierosiva in ordine di efficacia), all aumentare della rugosità del terreno diminuiscono le quantità di deflusso superficiale e quindi si riducono anche i rischi di erosione. 2.4.2 Lavorazioni e caratteristiche chimiche del terreno. L incremento della porosità del terreno indotto dalle lavorazioni, la conseguente migliore circolazione dell aria e dell acqua, l interramento dei concimi (minerali e/o organici) e dei residui colturali determinano in genere una maggiore disponibilità dei nutrienti per le colture agrarie allevate su terreni lavorati. In particolare, la maggiore presenza di ossigeno nella massa terrosa, rispetto a quella tipica di un terreno non lavorato, stimola l attività della flora nitrificante, determinando un certo incremento del tasso di mineralizzazione annua della sostanza organica, che si traduce in una migliore disponibilità di azoto per le colture. Di contro, l eccessivo ricorso alla lavorazione del terreno, sia in termini di frequenza che d intensità (profondità superiori ai 25-30 cm), può accelerare eccessivamente i ritmi di mineralizzazione della sostanza organica provocandone una progressiva riduzione, soprattutto nello strato attivo (i primi 30 cm di profondità). Il rovesciamento della massa terrosa operato dall aratura determina lungo il profilo del terreno smosso una più omogenea distribuzione dei nutrienti meno solubili come il fosforo e il potassio. Allo stesso tempo, però, il rimescolamento degli strati per una profondità eccessiva potrebbe indurre il sollevamento di orizzonti lisciviati, microbiologicamente poco attivi e poveri di sostanza organica. Anche l interramento dei residui colturali a profondità eccessiva potrebbe pregiudicare la loro corretta mineralizzazione e quindi ridurre la fertilità del terreno nel lungo periodo. 2.4.3 Lavorazioni e caratteristiche biologiche del terreno. I microrganismi del terreno, insieme alla micro- e mesofauna tellurica, svolgono importanti funzioni ecologiche; tra queste la ciclizzazione dei nutrienti riveste particolare interesse agroecologico poiché dalla maggiore o minore intensità di questo processo dipende in larga misura la disponibilità di elementi nutritivi per le colture. Recenti esperienze hanno evidenziato che le lavorazioni del terreno (e in particolare l aratura) possono influenzare negativamente

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi