SEZIONE C

C 354 AGRONOMIA E TERRITORIO - PIANIFICAZIONE E USO DEL TERRITORIO 1 Idip 5 Idip 1 1 PF 11 17,25 1,776 0,5 0,5 0 Idis 5 e 20,002323 ? DR Idis 0 0 30 60 90 120 150 180 0 Profondità della falda (PF, m) 200 400 600 800 1000 Distanza dal reticolo idrografico (DR, m) FIG. 3.12 Funzioni di valore adottate per il calcolo degli indicatori di disponibilità di acqua da pozzi (Idip) e da fiumi (Idis). L indicatore di efficacia irrigua (Iei) è stato ottenuto normalizzando da 0 a 1 la resa recuperabile (RR), secondo il seguente schema: Iei 5 0 se RR , RRmin Iei 5 (RR 2 RR min)/(PP 2 RRmin) se RRmin , RR , PP Iei 5 1 se RR 5 PP dove: RR 5 PP 2 PR è la resa recuperabile con l irrigazione (t/ha); RRmin è il valore di recupero resa della coltura al di sotto del quale l irrigazione non è considerata conveniente. Il valore adottato è stato di 0,5 t/ha. Il macro-indicatore disponibilità idrica (Idi) è stato ottenuto come massimo tra gli indicatori di disponibilità da pozzo (Idip) e da corpi idrici superficiali (Idis): Idi 5 max (Idip, Idis) dove: Idip è stato calcolato in funzione della profondità della falda freatica e Idis è stato calcolato in funzione della distanza dal corso d acqua più vicino (Fig. 3.12). Si è stabilito che Idip assuma il valore unitario in superficie e zero a una profondità di falda uguale o superiore a 180 m, ritenendo quindi che, all aumentare della profondità, il recupero dell acqua fosse sempre meno conveniente. Idis assume valore uno in vicinanza del corso d acqua e diminuisce esponenzialmente, raggiungendo lo zero per distanze pari o superiori a 1.000 m. Per il calcolo dell indicatore di impatto ambientale (Iia) è stata utilizzata la riserva idrica utilizzabile massima (RUm) per una profondità di 120 cm, stabilendo un limite inferiore e uno superiore per RUm, oltre i quali l indicatore indica la non idoneità dei terreni. L intera procedura è schematizzata in Figura 3.13. Elaborazione dei dati di base. La produttività reale (PR) può essere ottenuta da prove sperimentali sul territorio, realizzate in asciutto. Alternativamente, si possono reperire dati statistici territoriali sulle produzioni della coltura di riferimento, sempre in condizioni non irrigue. I problemi di questo tipo di dati sono: la mancanza di informazioni disaggregate in relazione alle caratteristiche pedologiche; la copertura spaziale non adeguata; il numero insufficiente di annate valutate; i cambiamenti nel tempo di tecnica agronomica e caratteristiche varietali; la mancanza di georeferenziazione e la scarsa attendibilità dei dati stessi. Una terza possibilità, che permette di superare in parte i problemi evidenziati, prevede l uso dei modelli di simulazione del

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AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi