2.6 Nuove tecniche di lavorazione del terreno

C 36 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNICHE AGRONOMICHE Il superamento di questi aspetti negativi, legati ai sistemi di lavorazione convenzionali, potrebbe avvenire: a. diminuendo adeguatamente la profondità di aratura; b. sostituendo l aratro rovesciatore con attrezzi discissori; c. abbinando a un aratura leggera una discissura profonda (lavorazione a due strati); d. riducendo la lavorazione del terreno alla sola preparazione del letto di semina e quindi intervenendo soltanto sui pochi centimetri superficiali, necessari per il funzionamento delle normali seminatrici (minima lavorazione o minimum tillage, semina diretta); e. eliminando ogni intervento meccanico di preparazione del letto di semina e seminando direttamente sul terreno sodo con seminatrici speciali (non lavorazione, zero tillage, no tillage, direct drilling). Le ultime due tecniche, più semplificate, rientrano in quei sistemi di lavorazione del terreno altrimenti noti come conservation tillage systems (sistemi di lavorazione conservativi), nati per contenere i fenomeni di erosione idrica ed eolica operando in modo da mantenere almeno il 30% della superficie del terreno coperta dai residui della coltura precedente, per conservare la fertilità del suolo, ridurre la necessità di trafficare sugli appezzamenti coltivati e infine limitare l impiego di energia non rinnovabile. 2.6 Nuove tecniche di lavorazione del terreno 2.6.1 Lavorazione a due strati. Questa tecnica consente di superare i principali problemi connessi all aratura profonda (es. la formazione della suola di aratura e l eccessiva diluizione della sostanza organica rappresentata da residui colturali e concimi organici in un volume di terreno eccessivo), pur non rinunciando ai vantaggi insiti nella lavorazione profonda del terreno. Essa prevede infatti l impiego di un aratroripuntatore, attrezzo che abbina al corpo di un normale aratro, che lavora alla profondità di 25-30 cm, un chisel o uno scarificatore che, operando più in profondità rispetto al vomere (+20-25 cm), rompe l eventuale suola di aratura e approfondisce lo strato lavorato senza rimescolare gli orizzonti. Rispetto all aratura profonda, questa tecnica sembra migliorare la permeabilità del terreno e la capacità di approfondimento delle radici e, nel lungo periodo, potrebbe garantire la conservazione di un adeguato tasso di sostanza organica nello strato più attivo del terreno. Impiegando attrezzi polivomeri, l esecuzione dell aratura a due strati richiede senz altro trattrici di elevata potenza, ma a parità di terreno smosso appare decisamente meno impegnativa rispetto all aratura, sia sul piano energetico che su quello economico. 2.6.2 Minima lavorazione. Le tecniche di lavorazione minima rappresentano la forma più semplificata di lavorazione del terreno; esse prevedono infatti di operare su tutta la superficie a una profondità compresa tra circa 5 e 15 cm, a seconda dell attrezzo utilizzato e della tessitura del terreno. Questa tecnica consente di: ridurre drasticamente i costi della lavorazione e l energia impiegata per la sua realizzazione; preservare maggiormente, rispetto all aratura, la sostanza organica del terreno, che è mineralizzata meno velocemente e interrata in un minore volume di terreno; conservare meglio l umidità del terreno; ridurre il calpestamento del terreno e, quindi,

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi