SEZIONE C

PIANIFICAZIONE TERRITORIALE DELLE AREE RURALI C 367 genere si esprime, in realtà, ancora oggi con provvedimenti quali il condono edilizio, che di fatto legittimano lo scempio edilizio su gran parte del territorio italiano. In attuazione della predetta legge ponte, la normativa statale ha definito col d.m. 1444/68, alcuni limiti relativi a importanti parametri classici dell attività edilizia e urbanistica (densità edilizia, altezza, distanza tra i fabbricati, standard urbanistici relativi agli spazi pubblici, ecc.). In tale decreto, le zone produttive agricole, denominate zone E, sono definite come (art. 2, comma 1): Le parti del territorio destinate a usi agricoli, escluse quelle in cui fermo restando il carattere agricolo delle stesse il frazionamento della proprietà richieda insediamenti da considerare come zone C (le aree destinate a nuovi complessi insediativi inedificate o quasi) . In tali zone (art. 7, comma 4) è prescritta per le abitazioni la massima densità fondiaria di 0,03 m3 per m2. Va ricordato come lo stesso d.m. stabilisca che la totalità del territorio comunale, oggetto della formazione o della revisione dello strumento urbanistico, vada suddiviso nelle note zone territoriali omogenee (art. 2): A, B e C per usi residenziali, D per usi produttivi industriali, E per usi produttivi agricoli e F per attrezzature e impianti di interesse generale. Regolamentare, quindi, le zone E con il vincolo base della maggiore o minore edificabilità (e per giunta dei soli edifici ad uso abitazione), significa considerarle in un ottica tipicamente urbana ; in altri termini, la visione del legislatore nel d.m. suddetto è quella di vedere il territorio come un unica città distinta in zone più o meno edificate o edificabili. mancato, in sintesi, un riconoscimento alle funzioni e alle caratteristiche produttive e residenziali del mondo agricolo o, più in generale, del mondo rurale. Solo con le normative ulteriori (legge n. 10 del 28/1/1977) si erano introdotti alcuni strumenti operativi quali il Programma Pluriennale di Attuazione che, basandosi sulle previsioni di sviluppo sociale e demografico dei Comuni (definite nell ambito dello strumento urbanistico Piano Regolatore Generale o Programma di fabbricazione), ne programmano lo sviluppo urbanistico-edilizio relativamente a un periodo che va da 3 a 5 anni. Tale modus operativo doveva ovviare, nelle intenzioni del legislatore, ai problemi derivanti dall edificazione disordinata e sparsa nelle zone di espansione sovente previste solo per l incremento di valore delle aree che deriva dalla classificazione in zone fabbricabili individuate dallo strumento urbanistico vigente; in tal senso veniva anche salvaguardato indirettamente il suolo agricolo produttivo, in quanto l espansione urbana veniva a essere attuata per programmi successivi in modo più controllato e organico, limitando gli effetti devastanti sulle aree agricole delle espansioni edilizie disordinate dei centri urbani, che spesso hanno ridotto a residuali molte aree agricole che altrimenti avrebbero conservato la loro efficienza produttiva. La produzione legislativa regionale, invece, è stata più attenta, in genere, ai problemi del settore primario (soprattutto per il periodo, più recente, di emanazione delle leggi), anche se i risultati non sono sempre stati confortanti, soprattutto per il prevalere di una logica normativa troppo legata ai problemi della sola edificabilità. Dall esame comparativo di alcune significative normative regionali è possibile individuare due linee di tendenza nell affrontare il tema del controllo urbanistico delle aree agricole: la prima, fa riferimento a una visione puntuale e specifica della normativa; la seconda, invece, inquadra le possibilità edificatorie agrarie in un ottica pianificatoria più ampia, legandole alla programmazione economica di settore, che si esprime attraverso i Piani di sviluppo agricolo. Se la prima tendenza ha il limite oggettivo di giungere a una definizione troppo specifica dei parametri (che, in definitiva, come tutte le normative troppo puntuali, si presta a scappatoie procedurali e ha l inconveniente di non riuscire mai a soddisfare le C

SEZIONE C
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AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi