SEZIONE C

C 368 AGRONOMIA E TERRITORIO - PIANIFICAZIONE E USO DEL TERRITORIO molteplici realtà territoriali presenti), la seconda ha come limite l assenza di indicazioni di tipo qualitativo e quantitativo, con funzioni di indirizzo e di tutela, in attesa dell attuazione di un articolato sistema di pianificazione integrata (economica e territoriale). Inoltre, vanno formulate alcune considerazioni relativamente al livello territoriale e di piano ritenuto valido, dalle normative esaminate, per la pianificazione urbanistica delle aree agricole. Accanto al livello comunale, di fatto operante, in molte leggi viene ormai considerata come indispensabile la visione delle problematiche agrarie in un ottica più ampia, a livello sia territoriale sia di qualità del piano. Si è, quindi, compreso che, se il livello comunale resta valido per la definizione puntuale della normativa e per i relativi problemi azzonativi, la questione della pianificazione territoriale agricola va inquadrata, per sua stessa natura, in un ambito di livello intermedio e correlata alle problematiche economiche e produttive, senza dimenticare le accennate strette interconnessioni esistenti tra produzione, trasformazione e consumo nel settore agro-alimentare, connessioni che comportano la creazione di un sistema complesso di infrastrutture, con particolare riguardo a quelle di trasporto e distribuzione dei prodotti e degli input. Se si sposta, poi, l attenzione ai contenuti urbanistico-territoriali dei piani e delle leggi settoriali per l agricoltura, con riferimento agli interventi statali più importanti (dai Piani generali di bonifica ai Piani Verdi) e alla politica agricola comunitaria, è possibile affermare in modo forse troppo sintetico, ma senz altro efficace che il riferimento agli interventi per il settore rurale è stato, nella generalità dei casi, di tipo categoriale: si è, cioè, preferito legiferare su singoli problemi (bonifica, comparti produttivi da sviluppare, programmi residenziali per il lavoratore agricolo, direttive UE su singole problematiche, ecc.), piuttosto che riferire gli interventi legislativi agli Enti territoriali in grado di gestirli e promuoverli. Si è prima pensato all intervento settoriale e poi si è cercato il livello territoriale e gli Enti che potevano gestirlo. Questo modo di procedere ha determinato una situazione davvero singolare, nella quale la pianificazione territoriale, anziché essere gestita da Enti e Istituzioni preposte a tale scopo, veniva attuata da Enti sorti per gestire problemi specifici (Enti di riforma, Consorzi di Bonifica, ecc.). Si può, quindi, sintetizzare dicendo che, in mancanza di un processo organico di pianificazione dal generale al particolare (piani territoriali nazionali, regionali e comprensoriali, ecc.), vi sia stata una serie di interventi sostitutivi, definiti e gestiti da Enti nati per assolvere funzioni specifiche su temi comunque limitati. Va ricordata, al riguardo, l opera grandiosa, se non altro per la vastità dell intervento, attuata dagli Enti di Bonifica tra le due Guerre. Tali Enti, di fatto, hanno gestito la pianificazione territoriale di vastissime aree rurali; non a caso, infatti, proprio di quell epoca sono i numerosissimi studi di urbanistica rurale che andrebbero riletti, se non altro per capire un po meglio uno dei fattori di tradizione progettuale che ancora oggi condizionano l assetto del territorio nelle zone oggetto di quegli interventi. Tale modo di procedere (settoriale) degli atti di pianificazione territoriale è continuato anche nel dopoguerra fino ai giorni nostri. Anche nell ambito delle direttive UE non sempre è determinata la visione strutturale dell intervento, risultando senz altro più facile procedere per settori. Come seconda importante osservazione, va detto che anche sul fronte della pianificazione urbanistica in senso stretto, è mancata una visione di insieme delle problematiche territoriali. Di fatto, nonostante la legislazione preveda tre livelli di piano (territoriale di coordinamento su diversi ambiti, regolatore generale comunale e attuativo per singoli comparti), è diventato operativo nella generalità dei casi (e a volte con fatica) solo il livello di piano regolatore generale comunale. Nell ambito di tale livello

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi