3.2.2 Il metodo: la logica della pianificazione con

PIANIFICAZIONE TERRITORIALE DELLE AREE RURALI C 369 si è operato, quindi, anche nel territorio agricolo, sovente scegliendo, come metodo, la non pianificazione del territorio extraurbano. Quando, poi, si è passati a legiferare sull edificabilità nelle zone agricole si è scelto quasi sempre il riferimento a parametri di tipo quantitativo (edificare poco o tanto scindendo tra edilizia per l abitazione e strumentale). In realtà, il problema è che l ambito territoriale di intervento (quello comunale) non appare più sufficiente a contenere e definire i problemi urbanistici delle zone rurali (agricoltura più residenza e attività connesse in termini economici e/o di posizione). Sembra ormai chiaro, infatti, che l ambito territoriale corretto nel quale operare sia quello subregionale (a livello di Ente Intermedio, come la Provincia o l Ente Parco), che è forse l unico in grado di permettere una visione di insieme sufficientemente ampia, ma nel contempo specifica su tali problematiche. Parimenti, vanno risolte le dicotomie tra visione solo naturalistica e solo produttiva del territorio, tra concezione strettamente urbana e non della pianificazione, tra impostazione vincolistica o, invece, liberista nelle normative edilizie che, accettate acriticamente, si traducono poi in visioni parziali e distorte della realtà urbanistica che ci circonda. Va, infine, considerato che ci troviamo di fronte a un periodo di transizione nella cultura della pianificazione: si sta passando, infatti, dal piano concepito in un quadro di crescita illimitata a uno di governo delle risorse finite. In tal senso, anche i metodi di pianificazione delle aree rurali dovranno tener conto di tale inversione di tendenza, che passa senz altro attraverso il riuso delle strutture produttive e residenziali a disposizione. 3.2.2 Il metodo: la logica della pianificazione con riferimento alle aree rurali. Le questioni fondamentali relative a quella che si può definire la logica di pianificazione delle aree rurali sono: 1. il rapporto tra pianificazione territoriale e programmazione economica; 2. gli ambiti istituzionali di pianificazione territoriale e i loro rapporti; 3. il reperimento e l aggiornamento dei dati; 4. la valutazione delle attitudini o vocazioni dei suoli. evidentemente impossibile esaminare compiutamente, in una voce di sintesi, le questioni proposte. Risulta, tuttavia, interessante formulare alcune osservazioni di base al riguardo. Innanzitutto, una precisazione sui termini: programmazione e pianificazione. Per alcuni autori, con il termine programmazione si intendono quelle operazioni con le quali la collettività e i singoli ciascuno nell ambito della propria competenza precisano le finalità e gli obiettivi del proprio operare e scelgono le modalità per conseguirle , mentre con il termine pianificazione si intendono le norme di azione e le indicazioni degli interventi da attuare per realizzare i programmi suddetti . In tal senso, la pianificazione territoriale indica quel complesso coordinato di scelte, di studi, di progetti, di indicazioni operative, di vincoli, attraverso i quali i singoli o le comunità tendono a regolare nel tempo la propria presenza e le proprie azioni sul territorio sul quale vivono, così da assicurare la realizzazione del programma. In tale ottica, la pianificazione territoriale può considerarsi come la traduzione tecnica e operativa di quella parte della programmazione che, direttamente o indirettamente, riguarda la politica e la gestione del territorio. Tale visione non è stata, però, sempre accettata anche a livello terminologico: si pensi, infatti, ai programmi pluriennali di attuazione dei Piani regolatori generali comunali che erano visti come strumento di attuazione temporale, mediante scelte di priorità, dei contenuti del piano. Come si vede, qui il discorso viene ribaltato, C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi