2.6.3 Non lavorazione

LAVORAZIONI DEL TERRENO C 37 salvaguardare la sua struttura; incrementare la tempestività di preparazione dei terreni e le successive operazioni di semina; consentire l utilizzo di trattrici di potenza più limitata e minore peso. A fronte di questi vantaggi, soprattutto nei terreni di scarsa strutturabilità, la minima lavorazione può comportare alcuni svantaggi: formazione di suole di lavorazione superficiali; ristagni idrici superficiali; difficoltà di radicazione per le specie a radice fittonante; maggiore presenza di piante infestanti. Nel complesso, gli aspetti negativi della minima lavorazione sembrano riconducibili soprattutto a una possibile contrazione della produttività delle specie erbacee di pieno campo, decisamente più probabile nei climi umidi e sui terreni scarsamente areati. La minima lavorazione può essere realizzata in modo adeguato con vari attrezzi convenzionalmente utilizzati per le lavorazioni secondarie del terreno (erpici a denti o a dischi, fresatrici), che in uno o due passaggi lasciano il terreno pronto per la semina convenzionale. In alternativa, è possibile utilizzare macchine operatrici combinate che effettuano contemporaneamente la lavorazione minima del terreno e la semina della coltura (semina diretta); esse sono costituite da un certo numero di organi lavoranti (ancore dissodatrici, rotori a lame dritte e curve, rullo pareggiatore, seminatrice), disposti in serie e diversamente utilizzabili in funzione delle condizioni operative. Un caso particolare di minima lavorazione è il ridge tillage (o lavorazione a porche) che prevede la sistemazione del terreno in arginelli sui quali si realizza la coltura (in genere mais in monosuccessione o mais avvicendato a soia); questa tecnica ancora scarsamente adottata nel nostro Paese sembra poter garantire migliori condizioni di crescita delle piante, grazie anche a un efficiente regimazione idrica dovuta all assolcatura e al più rapido riscaldamento primaverile della parte superiore degli arginelli. 2.6.3 Non lavorazione. La non lavorazione prevede la semina su terreno completamente sodo e smosso solo in prossimità delle file di semina, da parte di apposite seminatrici modificate nella massa e negli organi seminatori (più robusti e penetranti), per garantire l apertura di piccoli solchi (anche su terreni compatti) e la copertura dei semi con il poco materiale terroso risultante dall apertura dei solchi stessi. Questa tecnica implica di norma un attento controllo della flora infestante per via chimica prima e dopo la semina (in pre-semina per devitalizzare la flora reale presente sulla superficie del terreno e in pre- o post-emergenza per fronteggiare l invitabile maggiore presenza di malerbe connessa a questo tipo di tecnica). Un aspetto importante della tecnica di non lavorazione è la conservazione dei residui colturali sulla superficie del terreno (una buona semina su sodo potrebbe determinare anche coperture del 90% circa della superficie del terreno da parte dei residui colturali). In particolare ciò esalta alcune proprietà del suolo nella possibilità di: opporsi ai fenomeni erosivi in ambienti collinari (l efficacia può risultare superiore anche del 90% rispetto all aratura convenzionale); ridurre le perdite di umidità; conservare (se non incrementare) il proprio contenuto in carbonio organico; mantenere un adeguata attività e biodiversità dell edaphon. Sul fronte dei costi (energetici e colturali) con questa tecnica si possono ottenere i massimi risparmi. Anche in questo caso però la risposta produttiva delle colture tende a subire flessioni più o meno sostanziali in relazione alla specie coltivata e alle condizioni già ricordate nel caso della minima lavorazione. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi