SEZIONE C

C 60 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNICHE AGRONOMICHE La ricerca di soluzioni alternative all impianto fisso di irrigazione a pioggia (costoso per le colture erbacee di pieno campo) e a quelli semifissi e mobili (esigenti in fatto di manodopera) ha favorito la comparsa e l affermazione delle cosiddette grandi macchine : irrigatori giganti mobili, boma, ali traslanti (Fig. 1.27). Irrigatori giganti semoventi. Sono caratterizzati da un movimento longitudinale, lungo gli appezzamenti, e dal fatto di essere alimentati da un tubo flessibile in polietilene o in p.v.c. elastico rinforzato (il diametro va da 50 a 140 mm). Sono dotati di gittate variabili, da 25 a 70 m, e quindi possono bagnare con un solo passaggio una superficie rettangolare pari a 40 120 m. La portata degli irrigatori oscilla pure fra valori molto ampi (da 2 3 a 35 40 L/s), la velocità di avanzamento è di 5 50 mh21 e con un solo passaggio si possono ottenere 10 70 mm di pioggia. Gli apparecchi aspersori sono generalmente a impatto e con ritorno rapido, regolati per il funzionamento a settore. Soprattutto nei modelli di maggiori dimensioni, sono necessarie pressioni alla macchina piuttosto elevate (fino a 9 10 bar). La lunghezza dei tubi flessibili si aggira sui 200 400 m e quindi la superficie irrigabile con una sola postazione (cioè senza spostamenti laterali della macchina che richiedono l intervento diretto dell uomo) è di 1 4 ha. La durata (o) di ciascuna postazione dipende, oltre che dalle caratteristiche della macchina (A 5 area irrigata, l 5 larghezza utile irrigata, L 5 lunghezza della corsa, q 5 portata dell irrigatore), anche dal volume di adacquamento prescelto. Ogni macchina può servire fino a 40 ha. Sono state proposte varie soluzioni, ma solo una ha avuto una notevole diffusione; con questo sistema il movimento dell irrigatore è dovuto alla trazione del tubo flessibile che si avvolge attorno a un grande aspo, posto in testata dell appezzamento. La lunghezza del tubo è pari a L e la presa d acqua si trova in testata rispetto all appezzamento stesso. Sotto il profilo agronomico, gli irrigatori semoventi presentano alcune caratteristiche: a. trovano possibilità di impiego in aziende con appezzamenti regolari e ben livellati (c è pericolo di ribaltamento se il terreno presenta avvallamenti), nelle quali semplificano notevolmente l intervento irriguo per le grandi colture erbacee; b. richiedono di lasciare una striscia longitudinale non lavorata sulla quale deve passare l irrigatore, escluso il caso di colture di bassa taglia come i prati e i pascoli: ciò comporta una perdita di superficie coltivata pari al 4 5%; A Tubo flessibile Irrigatore Presa di acqua Argano avvolgente B Presa di acqua Zona bagnata FIG. 1.27 Esempio di funzionamento di un irrigatore gigante mobile (rotolone). In A il trattore svolge il tubo flessibile che poi sarà riavvolto dall argano durante la bagnatura; successivamente il trattore sposta la macchina in B dove ripete l operazione sia a sinistra che a destra della capezzagna.

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi