4. Qualità delle acque irrigue

C 64 C.1 AGRONOMIA E TERRITORIO - TECNICHE AGRONOMICHE 4. Qualità delle acque irrigue 4.1 Caratteristiche qualitative delle acque irrigue. Le caratteristiche qualitative delle acque irrigue, che riguardano aspetti fisici, chimici e biologici, e variano in relazione alla loro provenienza: acque superficiali di fiumi, laghi, bacini idrici delimitati da dighe o argini; acque sotterranee da falde acquifere (freatiche, subalvee, artesiane) e da sorgenti; acque reflue urbane e industriali. 4.1.1 Caratteri fisici. Le caratteristiche fisiche che contraddistinguono le acque irrigue dal punto di vista qualitativo sono la temperatura e i materiali solidi in sospensione (torbidezza o torbidità). La temperatura delle acque superficiali varia in relazione alla temperatura dell aria e alla loro provenienza, mentre quella delle acque sotterranee è costante durante tutto l anno e si aggira intorno a 15 °C. Nel caso dell irrigazione umettante, per evitare turbe fisiologiche, che potrebbero causare cascola dei frutticini o rallentamento della crescita, la temperatura dell acqua non dovrebbe essere molto diversa da quella dello strato di terreno colonizzato dalle radici. Tuttavia, acqua con temperatura non inferiore ai 15 °C può essere utilizzata anche durante il periodo estivo, in quanto essa tende a riscaldarsi durante l adacquata e l attraversamento degli strati più superficiali del terreno. Effetti negativi derivanti da temperature basse delle acque irrigue si possono evidenziare più facilmente con volumi di adacquamento elevati e in modo particolare con irrigazione continua nel tempo (come le risaie), specialmente quando sono adottati corpi d acqua parcellare elevati (risaie con perdite elevate di acqua per percolazione profonda e per colature terminali). Gli inconvenienti delle temperature basse dell acqua irrigua possono essere ovviati o attenuati facendola permanere a contatto dell aria per un tempo prolungato prima di essere immessa nell unità irrigua. Questa permanenza determina un innalzamento della sua temperatura. A tal fine a monte della risaia o dell unità irrigua si può predisporre un percorso tortuoso con ripetuti andirivieni, le cosiddette caldane , oppure, volumi modesti di acqua si possono far sostare per qualche tempo in vasche di accumulo. Altri accorgimenti potrebbero essere: a. irrigare con volumi di adacquamento modesti e turni irrigui brevi; b. irrigare durante le ore notturne quando la differenza tra la temperatura dell acqua e quella del terreno è più contenuta. Relativamente ai materiali solidi in sospensione le acque di falda generalmente ne contengono quantità irrisorie; tuttavia, quando l acquifera è costituita da materiale fine il contenuto in torbida può risultare anche elevato. Le acque superficiali, invece, presentano sempre un certo coefficiente di torbida (grammi di sostanze sospese/m3 di acqua), molto variabile a seconda che l acqua sia di fiume o di lago: di fiume in piena, quando la torbida è elevata, o di fiume in magra quando le acque sono più chiare. La torbida può essere utile per migliorare la tessitura di terreni molto sciolti, ma gli inconvenienti che può determinare sono diversi: a. interrimento della rete irrigua, con conseguente aumento del costo di manutenzione; b. maggiore usura delle strutture idrauliche (pompe, tubi, irrigatori, apparati di misura, ecc.); c. intasamento dei filtri e occlusione dei gocciolatori nel caso dell irrigazione a goccia; d. riduzione dell attività fotosintetica e peggioramento qualitativo dei prodotti per deposito della torbida sulle foglie e sui frutti, nel caso dell irrigazione a pioggia. La presenza di materiali inorganici e di sostanze organiche in sospensione determina la necessità di ricorrere alla filtrazione delle acque, in modo particolare quando sono adottati metodi irrigui localizzati a bassa pressione.

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi