5. Principi di aridocoltura

PRINCIPI DI ARIDOCOLTURA C.1 C 77 5. Principi di aridocoltura Con il termine aridocoltura, proposto da De Cillis (in inglese dry farming), si intende un insieme di pratiche agronomiche da adottare in condizioni di limitate disponibilità idriche per ottenere i migliori risultati produttivi senza dover ricorrere alla irrigazione . Le tecniche di aridocoltura possono, però, trovare applicazione anche in ambienti irrigui quando le risorse idriche non sono sufficienti a soddisfare i fabbisogni irrigui delle colture e principalmente nei casi in cui vengono praticate solo irrigazioni di soccorso, cosa che può verificarsi occasionalmente, anche in ambienti umidi. In senso più ampio, si può quindi definire aridocoltura un agricoltura in cui è praticato il più razionale uso delle limitate risorse idriche disponibili . Gli obiettivi fondamentali dell aridocoltura sono: a. favorire l aumento delle disponibilità idriche per le colture; b. ridurre le perdite inutili di acqua; c. adottare tecniche agronomiche idonee a ottimizzare le risorse idriche. 5.1 Aumento delle disponibilità idriche per le colture. La quantità di acqua disponibile per le colture può essere incrementata attraverso strategie diverse: aumentando lo spessore di terreno esplorabile dalle colture con il proprio apparato radicale; aumentando la capacità di ritenzione idrica del terreno; favorendo l immagazzinamento dell acqua di pioggia e/o d irrigazione nello strato di terreno esplorabile dalle radici. In assenza di falda superficiale lo spessore di terreno esplorabile da parte delle radici può essere limitato per la presenza di strati impervi poco profondi che, oltre a impedire l approfondimento dell apparato radicale, riducono la capacità d invaso del terreno e favoriscono durante la stagione delle piogge la formazione di falde superficiali pensili con conseguenti fenomeni di asfissie e riduzioni dello sviluppo delle radici. Si possono definire strati superficiali impervi quei crostoni calcarei noti localmente con nomi vari, come crosta in Puglia, cappellaccio in Campania, sciarre in Sicilia, ecc. La rottura di detti strati con discissori, aratri da scasso, benne e/o macchine frangisassi, favorisce l approfondimento delle radici, determina un aumento delle capacità di invaso del terreno e può essere effettuata nei casi in cui viene ritenuta possibile da un punto di vista tecnico e conveniente sotto un profilo economico. Lo spessore di terreno esplorato dalle radici, soprattutto per le colture arboree, può risultare ridotto per la presenza durante la stagione piovosa di falde superficiali che durante l estate scompaiono o si abbassano. L abbassamento della falda invernale, tramite opportuno drenaggio, può quindi migliorare notevolmente l efficacia produttiva della risorsa idrica naturale di pioggia e di falda e può essere considerato un intervento sia di regimazione di acqua in eccesso che di aridocoltura. Lo spessore di terreno esplorato dalle radici può essere aumentato anche attraverso interventi agronomici capaci di migliorare le condizioni di abitabilità lungo il profilo del terreno. Le lavorazioni assumono a tal riguardo un ruolo di fondamentale importanza per i loro effetti sia sull aumento della porosità sia sul miglioramento della struttura del terreno. L aumento della porosità, in modo particolare della macroporosità, favorisce gli scambi gassosi lungo il profilo del terreno, la concentrazione della CO2 tende a decrescere, quella dell O2 ad aumentare e gli apparati radicali delle colture tendono ad approfondirsi con conseguente aumento del volume di terreno esplorato e del volume di acqua di possibile utilizzazione. C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi