5.3 Tecniche agronomiche idonee a ottimizzare le risorse

PRINCIPI DI ARIDOCOLTURA C 79 La pratica agronomica più nota e diffusa per ridurre le perdite inutili di acqua accumulata nel terreno è la sarchiatura; vige infatti l aforisma una sarchiatura vale più di una irrigazione . Al di là del valore attribuibile a tale definizione, con la sarchiatura si limita sia la traspirazione, perché si eliminano le piante infestanti, sia l evaporazione, perché interrompe la continuità dei pori tra terreno non lavorato e strato lavorato e in quest ultimo si riduce notevolmente la conducibilità idrica, a causa dell aumento delle dimensioni medie dei pori e del rapido essiccamento del terreno. Pertanto l acqua in fase liquida, che per capillarità risale dagli strati più profondi, non raggiunge la superficie del terreno, ma solamente l interfaccia fra strato lavorato e strato sarchiato, dove evapora. Dallo strato di terreno in cui l acqua evapora, il vapore fluisce nell atmosfera (per diffusione, per moti convettivi, ecc.) con intensità notevolmente ridotta rispetto a quella dell acqua evaporata alla superficie del terreno. Inoltre, l intensità dell evaporazione dell acqua nel terreno, al di sotto della superficie, è inferiore rispetto all evaporazione alla superficie della stessa, a causa sia della minore energia disponibile sia del minor deficit di saturazione dell aria tellurica. In altre parole, il terreno smosso con la sarchiatura si comporta da strato pacciamante. Le sarchiature sono particolarmente utili, ai fini del contenimento delle perdite per evaporazione, nei terreni rigonfiabili, come quelli argillosi, in cui con l essiccamento si formano crepe anche considerevoli, in relazione alla frazione e al tipo di argilla presente, con conseguente aumento della superficie evaporante esposta all aria. La sarchiatura si dimostra adatta soprattutto a queste situazioni perché chiude le fessure e lo strato lavorato assume una funzione pacciamante riducendo così la superficie evaporante. 5.3 Tecniche agronomiche idonee a ottimizzare le risorse idriche. Per una utilizzazione ottimale delle risorse idriche disponibili, oltre alle tecniche di aridocoltura illustrate, si possono adottare altri accorgimenti agronomici tra cui la scelta delle colture, dell epoca di semina, della densità di piante, della forma di allevamento, della concimazione, di tecniche particolari. La scelta delle colture coinvolge due aspetti fondamentali: a. il periodo in cui si compie il ciclo colturale; b. la resistenza alla siccità. Negli ambienti a clima mediterraneo, a estate caldo-arida, come quelli italiani, le colture erbacee più indicate sono quelle a ciclo autunno-primaverile, periodo in cui la disponibilità di acqua di pioggia è massima e la domanda evapotraspirativa dell ambiente è minima. Nell ambito di queste colture, inoltre, è possibile scegliere cultivar aridoresistenti in relazione anche all ampiezza del ciclo colturale; negli ambienti dell Italia meridionale e insulare cultivar precoci di frumento riescono a sfuggire in parte alla siccità della tarda primavera dando così risultati produttivi migliori rispetto alle cultivar tardive. Le colture erbacee a ciclo primaverile-estivo, che meglio utilizzano le risorse idriche, sono quelle ad apparato radicale espanso e profondo, come sorgo, tabacco, cotone, girasole, ecc. Per queste colture, inoltre, compatibilmente con l andamento termometrico e con le specifiche esigenze termiche, è utile anticipare quanto più possibile l epoca di semina o di trapianto. Considerando che, entro certi limiti, l evapotraspirazione aumenta al crescere della superficie fogliare per unità di superficie del terreno (all aumentare del LAI), un altra tipica tecnica di aridocoltura consiste nel limitare la densità di piante per unità di superficie. Al diminuire della densità, infatti, aumenta per ciascuna pianta il volume di terreno da esplorare e di conseguenza la quantità di acqua disponibile. Per ogni specie e situazione climatica, o regime idrico del terreno, è possibile individuare densità di piante ottimali per ottenere buone produzioni areiche. Per le colture arboree, ai fini di C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi