6.5.2 Liquame

FERTILIZZAZIONE DELLE COLTURE C 99 Un ulteriore fattore di variazione della qualità del letame è il processo di maturazione cui è sottoposto. La maturazione del letame è idealmente un processo che mira a favorire il potere umigeno, e quindi ammendante, del refluo zootecnico, a limitare la vitalità dei semi delle infestanti e la carica patogena, a eliminare i processi putrefattivi riducendo la formazione di cattivi odori, a rendere più disponibili per le colture gli elementi nutritivi presenti nel letame. In realtà quest ultimo aspetto, in parte, è antitetico rispetto agli altri. Infatti la maggiore maturazione del letame si realizza conservandolo a lungo (cioè per 4-6 mesi) e sottoponendolo a rivoltamenti utili per aerare la massa (compostaggio del letame). Così facendo si favorisce effettivamente la stabilizzazione dei composti organici, ma si perde CO2 e azoto sotto forma di ammoniaca. Nella pratica raramente le aziende zootecniche applicano tecniche di vero compostaggio. La maturazione del letame allora è favorita solo dalla minore dimensione dei cumuli, dal maggiore tempo di conservazione e dalle possibili movimentazioni intermedie del prodotto quando l azienda procede a trasferire parte della massa accumulata dalla platea aziendale ai cumuli in campo. Le poche aziende agricole che effettivamente adottano il compostaggio sono spesso legate all agricoltura biologica. Il letame deve essere stoccato all esterno della stalla su platee impermeabili, attrezzate per la raccolta del colaticcio e delimitate da muri perimetrali o cordoli. Per garantire che si accumuli solo prodotto palabile, è bene che i cordoli lascino libero almeno un lato della platea. Il letame può anche essere stoccato all interno del ricovero nel caso della lettiera permanente dei bovini (o, in alcuni casi, della lettiera degli avicoli o cunicoli). Infine, se la platea è insufficiente alla raccolta dell intera quantità prodotta, il letame può anche essere stoccato in campo: in questo caso è bene evitare che eventuali scoli raggiungano fossi o corsi d acqua. I fattori agronomici che migliorano l efficacia fertilizzante del letame sono i seguenti: il letame è più valorizzato con somministrazioni primaverili rispetto a quelle estive e autunnali; le colture a ciclo primaverile-estivo rispondono meglio al letame rispetto alle colture ad altro ciclo colturale; la regolare distribuzione per tutti gli anni, rispetto a quella saltuaria, crea nel suolo un equilibrio più favorevole per il ciclo della sostanza organica; l interramento del prodotto è il più possibile immediato (per limitare la volatilizzazione di ammoniaca) e superficiale (per favorire la successiva umificazione del fertilizzante). Il letame è utilizzato a dosi variabili, orientativamente comprese tra 20 e 70 t/ha. 6.5.2 Liquame. l effluente prodotto negli allevamenti dove le deiezioni animali sono raccolte e conservate tal quali, senza alcuna (o minima) miscelazione con substrati assorbenti. In tal modo il prodotto che si ottiene rimane liquido. Si producono liquami in quasi tutti gli allevamenti di suini, molti allevamenti di bovini, raramente negli altri. Al liquame (soprattutto quello suino o quello derivante da impianti per la produzione di biogas) si riconosce un prevalente effetto concimante rispetto a quello ammendante, per una composizione piuttosto ricca in elementi principali e secondari della fertilità rispetto al contenuto di C organico. Si noti che la frazione di azoto ammoniacale è del 40-80% (superiore nei liquami suini rispetto a quelli bovini, nei liquami derivanti da digestione anaerobica rispetto a quelli non digeriti), mentre la frazione organica a lenta degradazione non supera il 20-30%. La componente di azoto nitrico è sempre trascurabile. I liquami possono porre problemi ambientali, perché sono spesso prodotti da grandi allevamenti intensivi, collegati ad aziende agricole con superfici insufficienti ad alimentare gli animali C

SEZIONE C
SEZIONE C
AGRONOMIA E TERRITORIO
Nel significato più ampio del termine, l’Agronomia è la disciplina che si occupa di ottimizzare i fattori che condizionano la crescita, lo sviluppo e la produttività delle piante. Come già visto nelle due Sezioni che precedono, l’insieme di questi fattori può essere raggruppato nei tre ambiti operativi specifici della scienza agronomica, tra loro strettamente connessi: l’atmosfera, che in relazione al clima condiziona la stagionalità delle produzioni agrarie; il suolo, che in base alla sua conformazione e composizione permette l’insediamento delle colture; la pianta stessa che, col suo patrimonio genetico, è in grado di esprimere tutte le potenzialità di adattamento all’ambiente e produzione.Quando i primi ancestrali agricoltori, fin dalla preistoria, si resero consapevoli di quanto la natura metteva loro a disposizione e cominciarono ad affinare le tecniche di coltivazione e allevamento, ebbene quello rappresentò un punto di svolta che cambiò il senso stesso dell’evoluzione umana, poiché l’agricoltura è stata per millenni la soluzione principe al fabbisogno primordiale di alimentarsi. Oggi il progresso delle conoscenze, abbinate alle tecnologie, permette di dare risposte un tempo impensate, risolvendo problematiche specifiche nei singoli comparti, e le tecniche agronomiche, nel loro insieme, possono fornire soluzioni non solo nell’ottica di campo (la singola coltura) ma anche in ambiti territoriali e ambientali più allargati e complessi.In questa Sezione C del Manuale dell’Agronomo sono trattate tutte quelle pratiche e tecniche agronomiche applicate che danno un senso globale al concetto di Agronomia territoriale, dove l’obiettivo può essere sì la produzione di derrate o biomasse da rimpiegare, ma anche quello di monitorare e valutare le potenzialità agronomiche e ambientali del territorio stesso, per preservarlo, mantenerlo, riqualificarlo e pianificarne tutti gli insediamenti e indirizzi produttivi possibili. In questo senso l’Agronomia, che è una scienza antica quanto le prime tecniche di messa a coltura dei suoli, regimazione idrica e irrigazione, risulta quanto mai moderna e attuale per dare risposte alle numerose esigenze intrinseche del territorio e degli individui che lo abitano.Coordinamento di SezioneRomano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniEnrico Bonari, Angelo Caliandro, Carlo Camarotto, Carlo Fausto Cereti, Elio Cirillo, Gino Covarelli, Francesco Danuso, Almo Farina, Ulisse Ferrari, Maria Nives Forgiarini, Luigi Giardini, Romano Giovanardi, Alberto Giuntoli, Carlo Grignani, Attilio Lovato, Simona Manazzone, Marco Mazzoncini, Enrico Noli, Alessandro Peressotti, Stefano Rosso, Giuliano Sauli, Vincenzo Tedeschini, Alessandro Toccolini, Giovanni Toderi