8. Pomodoro da industria e consumo fresco

POMODORO DA INDUSTRIA E CONSUMO FRESCO D.1 D 167 8. Pomodoro da industria e consumo fresco Secondo la FAO, il pomodoro da industria e da consumo fresco occupa in tutto il mondo una superficie di 3,5 milioni di ettari che producono circa 95 milioni di tonnellate di prodotto. Metà delle coltivazioni (1,7 milioni di ettari) si trova in Asia, concentrata per il 44% in Cina e per il 21% in India (Tab. 1.17). In Europa la superficie interessata è di circa 700 mila ettari, il 39% dei quali interessa i Paesi aderenti all Unione Europea. Per il pomodoro da industria, a livello europeo il primo posto è occupato dall Italia con circa 130 mila ettari e una produzione compresa fra 4,5 e 5,5 milioni di tonnellate, valori che subiscono spostamenti considerevoli da un anno all altro, in funzione degli andamenti stagionali e commerciali, legati anche agli aiuti comunitari. Le produzioni nazionali di pomodoro destinato alla trasformazione industriale pongono l Italia al secondo posto a livello mondiale, preceduta in questa classifica dalla sola California (USA), in grado di produrre circa 9 milioni di tonnellate. In ambito nazionale, fra le colture orticole a destinazione industriale, il pomodoro da industria risulta secondo solo alla patata e la sua diffusione interessa tutta la penisola; i principali bacini di approvvigionamento sono concentrati in Pianura Padana, in Puglia e nella Maremma tosco-laziale, con estensioni che riguardano, al nord il Piemonte e il Friuli e al sud la Basilicata e la Calabria. Per quanto riguarda il pomodoro da mensa, a livello nazionale primeggia la Sicilia, con circa 7.000 ha coltivati in serra nelle province di Ragusa, Siracusa, Agrigento e Marsala. Segue il Lazio con 1.880 ha, il 52% dei quali riguarda le coltivazioni in serra (provincia di Latina) e la restante percentuale il pieno campo (province di Roma e Frosinone). Tab. 1.17 Produzioni (in milioni di tonnellate) nei principali Paesi produttori di trasformati di pomodoro Paese Italia Spagna Turchia Grecia Portogallo Tunisia Algeria Francia Israele Giordania Malta Siria Marocco Ungheria Bulgaria California Altri USA Canada Situazione a inizio secolo 2000 2001 2002 2003 Bacino Mediterraneo 4.875 4.850 4.325 5.300 1.318 1.472 1.548 1.800 1.300 950 1.500 1.500 1.063 935 861 1.050 855 917 811 950 732 430 560 650 300 270 260 477 299 309 241 290 222 144 158 195 71 50 60 60 14 12 9 15 350 325 180 203 Est europeo 128 100 100 100 90 30 130 100 Nordamerica 9.329 7.838 10.029 9.524 518 499 472 531 413 482 561 92 Centro, Sudamerica 1.200 1.000 1.100 1.100 925 725 45 595 260 255 215 240 216 136 111 112 70 45 5 45 38 7 8 7 Brasile Cile Argentina Messico Perù Venezuela ASIA Cina 1.800 India 140 Tailandia 124 Giappone 65 Taiwan 37 ALTRI Australia 367 Nuova Zelanda 53 Sud Africa 180 Senegal Fonte: Tomato News. 1.000 120 140 60 14 2.300 120 160 57 14 2.600 120 145 43 22 380 53 204 47 374 38 215 43 261 40 217 53 D

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin