10.1.1 Il comparto agricolo

BIOENERGIE E COLTURE ENERGETICHE D 203 c omparto industriale: residui derivanti dalle industrie del legno, della carta e residui provenienti dal settore agroalimentare; r ifiuti urbani: residui derivanti dal verde pubblico e la frazione umida dei rifiuti solidi urbani. Quindi, il concetto di biomassa raggruppa un insieme di materiali diversi che hanno differenti utilizzazioni energetiche. A seconda della materia organica utilizzata, i processi di trasformazione energetica si distinguono in due categorie: 1. processi di conversione biochimica, in cui l energia viene prodotta attraverso reazioni biochimiche utilizzando microrganismi che si sviluppano in determinate condizioni; 2. processi di conversione termochimica, che utilizzano il calore il quale trasforma il materiale vegetale in energia attraverso le tecniche di combustione, gassificazione e pirolisi. La scelta del processo di conversione dipende dal rapporto carbonio/azoto e dall umidità di raccolta. In generale, quando il rapporto C/N è inferiore a 30 e il contenuto di umidità supera valori del 30%, la biomassa viene convertita mediante un processo biochimico, mentre se l umidità è inferiore al 30% e il rapporto C/N è superiore al 30%, si usa un processo di conversione termochimica. 10.1.1 Il comparto agricolo. La biomassa proveniente dal comparto agricolo acquisirà un ruolo sempre più importante nella produzione di combustibili da biomassa. Questo settore fornisce un ampia gamma di materiali a uso energetico: prodotti residuali provenienti dalle operazioni colturali in vigneti e frutteti, ma anche residui colturali derivati dalle coltivazioni di cereali e altri seminativi o materiali che provengono da coltivazioni specifiche per la produzione di biomassa, chiamate colture dedicate. Per colture dedicate si intendono coltivazioni allestite allo scopo di produrre biomassa che verrà convertita in energia elettrica o termica. Le colture dedicate sono diventate molto importanti grazie al sostegno delle politiche agricole per incentivare la loro coltivazione. Tali colture rappresentano un alternativa alle consuete colture destinate all uso alimentare che, per anni, hanno provocato una semplificazione degli avvicendamenti. Le colture energetiche, generalmente, presentano sistemi colturali a basso input favorendo il mantenimento di alti contenuti di sostanza organica nel suolo ed evitando processi di depauperamento responsabili di un aumento del carbonio in atmosfera. Si distinguono tre categorie di colture dedicate. 1. Colture oleaginose: forniscono la materia prima (i semi oleosi) da cui si ricava il biocombustibile. I semi di queste colture sono caratterizzati da alte concentrazioni di oli che, attraverso processi chimici e biochimici, si trasformano in biodiesel. 2. Colture alcoligene: i prodotti (semi, tuberi, rizomi) sono la materia prima per ricavare i biocarburanti; generalmente sono dotati di alte concentrazioni di carboidrati (amido, saccarosio, glucosio) fermentescibili che, attraverso la fermentazione, producono bioetanolo. 3. Colture da biomassa ligno-cellulosica: sono specie erbacee o arboree che producono biomassa costituita da sostanze solide, composte principalmente da lignina e cellulosa. D

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin