SEZIONE D

D 23 CEREALI - ORZO duro. L introduzione della doppia coltura orzo-soia, orzo-mais, possibile grazie all anticipo nella raccolta del cereale, ha contribuito a incrementare la superficie coltivata a orzo nelle aree irrigue di pianura. La sua vera competitività apparve evidente quando si cominciò a praticare la semina autunnale con varietà invernali adatte alle aree fredde. Ciò diede una nuova collocazione alla coltura, che si spostò rapidamente dai territori marginali agli ambienti fertili di pianura, fino a occupare i circa 400.000 ha odierni (Tab. 1.3). L orzo appartiene alla famiglia delle Graminaceae, genere Hordeum, specie vulgare. A sua volta la specie Hordeum vulgare include diverse forme coltivate, tutte a 14 cromosomi. L apparato radicale fascicolato è quello tipico delle graminacee ed è costituito dalle radici primarie, o seminali, e dalle radici avventizie. L espansione del sistema radicale è legata all ambiente pedoclimatico di coltivazione e, in condizioni favorevoli, può raggiungere i 2 m di profondità. Esiste un ampia variabilità per quanto riguarda l altezza della pianta, che oscilla tra 80 e 140 cm. Le foglie, una per ogni nodo, in posizione alterna, presentano nervature parallele e si suddividono in guaina, avvolgente il culmo, e lamina libera. Tra queste due parti si trovano la ligula e le auricole, che possono essere bianche o colorate per la presenza o meno di pigmenti antocianici. Il passaggio dal culmo all organo riproduttivo è rimarcato da una struttura detta collare che può assumere diverse forme. L infiorescenza è una spiga composta il cui asse principale (rachide) è formato da nodi e internodi (8-30). Su ogni nodo si inseriscono 3 spighette a fiore singolo. La diversa lunghezza degli internodi dà origine alla maggiore o minore compattezza della spiga. A seconda del numero dei fiori sterili si riconoscono due forme di spiga: polistica e distica. Nella prima, le spighette sono tutte fertili e nella sezione trasversale della spiga sono presenti 6 file di cariossidi; nei tipi distici è fertile solo la spighetta centrale di ogni nodo e quindi in sezione la spiga mostra 2 file di cariossidi. La maggior parte degli orzi coltivati è vestita e cioè porta le glumelle intimamente attaccate alla cariosside, cosicché non si staccano alla trebbiatura; tuttavia sono noti anche orzi nudi, con glumelle agevolmente separabili. La dimensione e la forma della cariosside sono variabili in rapporto al tipo di spiga, alla posizione sulla spiga e alle condizioni di crescita. Nei tipi distici la base è arrotondata, la dimensione è abbastanza uniforme lungo la spiga e solo la parte superiore porta cariossidi, di norma, più piccole. TAB. 1.3 Superficie (ha) e resa (t/ha) in granella dell orzo in Italia e nei tre areali di coltivazione (1960-2002) NORD CENTRO SUD E ISOLE ITALIA ANNI* Superficie Resa unitaria Superficie Resa unitaria Superficie Resa unitaria Superficie Resa unitaria 1960 24.129 1,7 46.396 1,3 138.684 0,9 216.369 1,1 1980 121.206 4,0 88.251 2,6 119.956 2,0 329.413 2,9 2002** 110.000 5,0 79.000 4,0 206.000 2,3 393.000 3,5 * Dati ISTAT. ** Nella superficie totale nazionale sono compresi 50.000 ha circa di orzo in erba e trinciato integrale a maturazione latteo-cerosa. D

SEZIONE D
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PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin