2.3 Prati permanenti

PRATI, PRATI-PASCOLI E PASCOLI D 241 ma anche il pascolamento può svolgere un ruolo importante. Nei prati monofiti di leguminose il momento dello sfalcio deve conciliare le esigenze fisiologiche delle piante (mantenimento delle riserve) con quelle economiche dell agricoltore (miglior compromesso fra quantità e qualità della produzione). Per il mantenimento delle riserve, il momento migliore per l esecuzione del taglio è compreso fra l incipiente e la piena fioritura. Ai fini della disidratazione (erba medica) il taglio si anticipa, a scapito della durata, a prima della comparsa dei bottoni fiorali, per l insilamento allo stadio bottoni fiorali, per la fienagione all inizio della fioritura, per il foraggiamento verde alla piena fioritura. La frequenza dei tagli varia in funzione dell ambiente, della stagione e dell eventuale irrigazione. Tagli troppo frequenti (meno di 30 giorni) riducono la longevità del prato; l ultimo sfalcio autunnale non deve essere troppo ritardato per consentire il recupero delle riserve prima dell inverno. Le formazioni a leguminose annuali autoriseminanti, sono utilizzate con il pascolamento, in genere di tipo continuo. I prati monofiti di graminacee possono essere utilizzati con il pascolamento (perfettamente consono alle loro caratteristiche), con lo sfalcio o, meglio, con l alternanza fra i due. Gli obiettivi sono quelli di favorire l accestimento (mantenendo più a lungo la fase vegetativa, fogliosa) e sfuggire al rapido decadimento della qualità del foraggio. Il periodo di utilizzazione va dall inizio della levata rapida (apici fiorali, ancora chiusi nelle guaine fogliari a 7-10 cm da terra) per il pascolamento, all incipiente spigatura per lo sfalcio destinato all insilamento, alla spigatura per lo sfalcio a fieno. Dopo il primo ciclo, per le specie che non rispigano, il taglio dei ricacci successivi va effettuato quando la vegetazione raggiunge un altezza di 30-40 cm. In primavera, per migliorare la qualità del foraggio può essere utile far precedere lo sfalcio da un pascolamento o da un pretaglio a stadio pascolo, al fine di aumentare la fogliosità e anche ritardare di qualche tempo la raccolta principale facendola cadere in un periodo climaticamente più favorevole alla fienagione. Per migliorare la produttività e la perennità delle graminacee è opportuno astenersi da tagli troppo frequenti, ma anche da quelli eccessivamente distanziati nel tempo, che comportano perdite per accumulo di tessuti senescenti. Le consociazioni prative, per la complementarietà delle specie componenti, si prestano a differenti modalità di utilizzazione offrendo le più ampie possibilità di scelta (pascolamento, foraggiamento verde, insilamento, fienagione). Le modalità di utilizzazione sono simili a quelle delle colture monofite, ma fra i loro effetti dobbiamo aggiungere quelli sui rapporti fra i componenti. In generale il pascolamento (anche per la restituzione di deiezioni) e le utilizzazioni anticipate e frequenti svolgono un azione elettiva su alcune graminacee a portamento prostrato (come il loietto) e su alcune leguminose eliofile (come, nei loro rispettivi ambienti, il trifoglio bianco e il trifoglio sotterraneo) a scapito delle specie a taglia alta. Per mantenere l equilibrio floristico nei prati polifiti è quindi opportuna un alternanza fra le diverse modalità di utilizzazione. 2.3 Prati permanenti. I prati permanenti, derivati da forme di inerbimento più o meno spontaneo, raggiungono in Italia un estensione di quasi un milione di ettari (il 70% nell Italia settentrionale, di cui il 30% irrigui). Nella Pianura Padana sono concentrati nelle aree difficili, con suoli idromorfi e superficiali; nei fondovalle e nella bassa montagna costituiscono un importante risorsa foraggera; nell Italia centro-meridionale occupano aree ristrette. Ovunque svolgono un importante ruolo produttivo, ambientale e paesaggistico. I prati permanenti sono condizionati, nella loro composizione D

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin