Giglio

PIANTE BULBOSE - GIACINTO - GIGLIO D 379 piena terra a una profondità di circa 15 cm. Quindi i bulbi saranno mantenuti fino alla primavera successiva. tecnica colturale. Il Giacinto si può coltivare sia in vaso che in piena terra. Ama terreni leggeri, soffici, profondi, freschi, permeabili. I terreni umidi possono procurare la marcescenza dei bulbi, per cui vanno opportunamente drenati; se poco fertili, possono essere ammendati con letame maturo, quasi terriccio, qualche mese prima della piantagione. Prima dell impianto sono utili i fertilizzanti chimici come il fosfato biammonico e il cloruro o solfato di potassio oppure i ternari ad alto titolo di fosforo e potassio. Durante la fase vegetativa, e soprattutto prima e dopo la fioritura, è consigliabile somministrare fertilizzanti azotati (nitrato o fosfato di ammonio) i quali, prima della fioritura, favoriscono lo sviluppo dei fiori, mentre dopo giovano all accrescimento dei bulbi. L impianto dei bulbi, da settembre a novembre, viene eseguito a una profondità di 10-15 con una densità di 30 piante/m2. Se il tempo decorre siccitoso, bisogna ricorrere a opportune innaffiature. I Giacinti nella stagione estiva vanno in riposo, per cui dopo la fioritura e il successivo disseccamento delle foglie, i bulbi si tolgono dal terreno e si fanno asciugare. Si conservano poi in locali freschi e asciutti. Durante la crescita occorre mantenere una temperatura diurna di 28-20 °C e una notturna minima di 16 °C. Durante tutta la coltivazione la coltura richiede un intensità luminosa di almeno 5.000 lux. raccolta. Gli steli sono pronti alla raccolta quando i boccioli, ancora chiusi, mostrano l inizio della colorazione e iniziano ad allentarsi. Per ogni bulbo si ottiene una pianta commerciabile. L imballaggio deve essere molto accurato per evitare danneggiamenti al prodotto. avversità. Il Giacinto è una pianta che non sopporta una eccessiva umidità (®Sezione G2 Avversità e difesa delle colture). Giglio (Lilium gen.) Fam. Liliaceae. una bulbosa erbacea perenne, originaria di Macedonia, Libano e Balani, dove vive fino a 600 m di altezza. Appartiene al genere Lilium e alla famiglia delle Liliaceae. Presenta foglie basali e foglie lanceolate disposte a spirale lungo il fusto. I fiori, a forma di tromba, con 6 tepali e vistosi stami, sono riuniti, all apice dello stelo, in infiorescenze a grappolo, a corimbo o a fiore indipendenti a seconda della specie (L. candidum, L. speciosum, L. tigrinum, L. regale, L. aratum, L. longiflorum). Le specie del genere Lilium sono almeno un centinaio. In Italia troviamo Lilium bulbiferum (giglio di San Giovanni), Lilium martagon (giglio martagone) e Lilium candidum (giglio di Sant Antonio o della Madonna o di San Luigi). In Italia le produzioni più importanti si hanno in Liguria, Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia. propagazione. La pianta si può riprodurre per seme, ma servono almeno 5 anni per avere il fiore. Questo tipo di riproduzione è consigliato per l ottenimento di nuovi ibridi. Più pratica si presenta la riproduzione con i bulbilli (bulbi epigei) o bulbetti (bulbi ipogei), neoformazioni accanto ai bulbi principali o all ascella delle foglie, ma anche attraverso scaglie di bulbo prelevate con una parte di disco cui aderiscono; queste, messe in ambiente protetto e in un substrato sabbioso, danno origine a una nuova pianta. In entrambi i casi si avranno piante che potranno dare il fiore in tempi minori. Infine possiamo avere la propagazione per coltura in vitro di piccoli frammenti di scaglia portanti una piccola porzione di girello allevati su substrati agarizzati. I bulbi, una volta raccolti, sia destinati a ulteriori cicli di ingrossamento o alla produzione di fiore reciso, vengono sottoposti alla vernalizzazione , cioè alla rottura della dormienza, attraverso un trattamento a 4 °C per 6 settimane, subito dopo la raccolta. tecnica colturale. Per la produzione del fiore reciso durante la coltivazione la temperatura non deve superare i 12-15 °C di notte e i 21-25 °C di giorno. Si coltiva in piena terra, preferibilmente D

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin