1.3 Classificazione delle droghe vegetali

D 434 PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE - PIANTE AROMATICHE E OFFICINALI Si distinguono due tipi di tessuti meccanici: il collenchima, allorché la parete cellulare non è ispessita su tutta la sua superficie, ma su aree limitate, e lo sclerenchima, allorché la parete cellulare è omogeneamente e fortemente ispessita. Il collenchima è presente nei giovani fusti, nei piccioli e nelle nervature fogliari. Lo sclerenchima, invece, è il tipico tessuto meccanico delle piante che hanno completato la loro crescita in lunghezza. Le cellule sclerenchimatiche possono variare sensibilmente per forma e struttura: le sclereidi, di forma tondeggiante, poliedrica, variamente ramificata o brevemente allungata; le fibre, più o meno allungate fino a essere filiformi. Le fibre sono molto allungate longitudinalmente, tanto da apparire quasi filiformi, hanno parete ispessita, cellulosica o lignificata, per cui la cavità cellulare è quasi scomparsa. 1.3 Classificazione delle droghe vegetali Il richiamo ai principali tessuti della pianta, nei quali maggiormente sono presenti i principi attivi, chiarisce l attuale classificazione; secondo le droghe vegetali sono suddivise in organizzate, quando provengono da tessuti e organi della pianta, e non organizzate, quando sono costituite dai prodotti dell attività dei tessuti, liquidi, molli e solidi, che hanno la caratteristica di non avere prevalente struttura cellulare, a differenza delle droghe vegetali organizzate, rappresentate dalla pianta intera o da un suo organo. Le droghe vegetali non organizzate possono essere fornite tal quale o lavorate prima di essere immesse in commercio. Le droghe organizzate comprendono: radici, fusti ipogei o sotterranei (rizomi, tuberi, bulbi) ed epigei (corteccia, legnami, fusti in toto), erbe, sommità fiorite, rametti fogliari, foglie, fiori, frutti, semi, gemme, peli, polveri (spore, granelli pollinici), talli (macro e microscopici), formazioni patologiche (galle tannigene). Le droghe non organizzate comprendono: succhi acquosi, linfe, latici, grassi liquidi, grassi solidi, cere, oli essenziali, soluti semplici, estratti, mucillagini, gomme, pectine, alginati, agar, resine, gommoresine, oleoresine (balsami), glicoresine, essudati, peci, polpe, principi attivi purificati. Quando si fa riferimento a una droga, si deve indicare il nome botanico della specie, seguito dal nome latino della parte della pianta da utilizzare (Tab. 5.1). TAB. 5.1 Identificazione della specie e della parte della pianta utilizzata Specie Parte pianta Specie Parte pianta Althea officinalis L. radix Hamamelis virginiana L. folia Gentiana lutea L. radix Arnica montana L. flos Hydrastis canadensis L. rhizoma Artemisia absinthium L. Urginea maritima (L.) Baker bulbus Pimpinella anisum L. folia et summitates fructus Colchicum autumnale L. bulbus Silybum marianum Gaertn. fructus Equisetum arvense L. caulis Citrus aurantium L. fructus, cortex Rhamnus frangula L. cortex Linum usitatissimum L. semen Quassia amara L. lignum Aesculus hippocastanum L. semen Cinchona succirubra Pavon cortex Centella asiatica L. herba Digitalis purpurea L. folia

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin