Cicuta maggiore

D 454 PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE - PIANTE AROMATICHE E OFFICINALI il prodotto spontaneo non è sempre sufficiente a coprire le richieste del mercato e per questo la coltivazione di questa specie potrebbe essere praticabile. Si raccolgono le sommità fiorite recidendo l intera pianta in giugno-agosto. La centaurea ha un sapore amaro assai accentuato e la droga è richiesta in liquoreria per la produzione di amari. Cicuta maggiore (Conium maculatum) Nomi comuni o dialettali: cicuta. Si tratta di una pianta erbacea biennale, appartenente alla famiglia delle Omrelliferae o Apiaceae. La radice è di forma fusiforme, fibrosa, carnosa di colore bianco; il fusto è eretto, cilindrico, ramoso, alto fino a 1-2 m; le foglie sono alterne, con un robusto picciolo di aspetto simile al fusto, triangolari e tripennatosette. Le foglie inferiori sono molto grandi, pennate di colore verde cupo e lucenti. I fiori sono piccoli, bianchi, raccolti in ombrelle e compaiono in giugno-luglio nel secondo anno di vita della pianta. Il frutto è un diachenio di forma ovale. La pianta ha un odore sgradevole di urina di gatto, soprattutto se viene spezzata. La Cicuta cresce nei luoghi erbosi e umidi, dal mare alla zona sub-montana. Non viene praticamente coltivata e, se impiegata, è raccolta da piante spontanee. La pianta è velenosa in tutte le sue parti e può portare anche alla morte. Questo è dovuto alla presenza di 5 diversi alcaloidi contenuti in concentrazioni diverse nelle varie parti della pianta. Il principale è la coniina. Nei frutti verdi si trova la concentrazione maggiore di principi attivi velenosi. Si utilizzano le foglie che vengono raccolte in maggio-giugno e i frutti quando giungono a maturazione. Conosciuta per aver dato la morte a Socrate, in passato era usata per preparare infusi velenosi. In bassissime dosi è stata impiegata per preparazioni medicinali analgesiche e antispasmodiche, ma oggi non è più utilizzata a questo scopo. Colchico (Colchicum autumnale ) Nomi comuni o dialettali: colchico d autunno, zafferano falso, zafferano bastardo, efemera, giglio matto, freddolina. Pianta spontanea della famiglia delle Colchicaceae, conosciuta comunemente come falso zafferano o zafferano bastardo. Si tratta di una bulbosa che arriva a un altezza massima di 10-40 cm. Come molte bulbose non presenta organi aerei durante le stagioni avverse mantenendo le gemme all interno del bulbo che si trova nel terreno. Il fusto è assente e le foglie e i fiori crescono direttamente dall organo sotterraneo (bulbo-tubero). Le foglie sono di forma lanceolata, a portamento ondulato e di colore verde intenso su entrambe le facce, sono generalmente larghe 4-7 cm e lunghe fino a 25 cm. Ogni bulbo produce di solito da uno a 3 fiori (in modo scalare) di colore violaceo. La fioritura avviene nei mesi di agosto-settembre. In Italia è localizzata in tutto il Centro-Nord e in Sardegna ed è una pianta comunemente diffusa in tutta l Europa centrale e meridionale. Si localizza in zone aperte come prati e pascoli freschi e umidi; lo si trova anche nelle radure boschive. Lo si rinviene a quote collinari e montane fino a 2.100 m s.l.m. Predilige terreni calcarei o silicei a pH neutro e con discreto ristagno di umidità. Si tratta di una pianta spontanea non coltivata; la sua coltivazione dovrà seguire le pratiche agronomiche delle bulbose e in particolare quelle dello zafferano. Di questa pianta si impiegano semi e tuberi con i quali si possono fare estratti fluidi o tinture. Entrambe le parti contengono la colchicina che è un alcaloide altamente tossico. Oltre a questo la pianta contiene altre sostanze, come colchico side, resine, tannini, oli e acido gallico. Se ingerito causa nausea, diarrea, bruciori e in buone quantità può portare anche alla morte. Come tante altre piante velenose veniva utilizzata nella medicina popolare per le sue proprietà curative. Fra queste le sono riconosciute proprietà antitumorali, analgesiche, antipiretiche, antigottose, ecc.

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin