Crescione

D 456 PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE - PIANTE AROMATICHE E OFFICINALI Crescione (Nasturtium officinale) Nomi comuni o dialettali: nasturzio, crescione d acqua. Si tratta di una pianta perenne della famiglia delle Brassicaceae o Crucifere. una tipica pianta spontanea che vive lungo lenti corsi d acqua, in terreni semisommersi e acquitrinosi; predilige luoghi ombrosi. Vive praticamente con la radice immersa, dalla quale si dipartono fusti prostrati. I fiori sono bianchi, raccolti in un corimbo e compaiono da marzo a giugno. diffusa soprattutto lungo i corsi d acqua e nei fossi, dal livello del mare fino al monte. Il Crescione è facilmente coltivabile nell orto per divisione di piccoli cespi da piante spontanee. Questi vengono trapiantati in terriccio organico mantenuto sempre umido. In alternativa si può anche ricorrere alla semina in vasetti di torba per poi trapiantare le giovani piantine. Essendo una pianta da habitat umidi, richiede molta acqua e un substrato di crescita costantemente umido. La coltivazione si effettua in vasche apposite: la pianta, dopo aver radicato su un substrato predisposto, viene mantenuta costantemente sotto una lama d acqua corrente, fresca, non acida, né troppo carica di sali calcarei. La durata dell impianto è in genere annuale. Particolare attenzione va posta all infestazione delle alghe termofile filamentose presenti soprattutto nelle acque dolci e calde. In maggio-giugno si raccolgono manualmente le sommità fiorite e il prodotto viene subito spremuto per ottenere il succo da pianta fresca. Della pianta si utilizzano le foglie oppure il succo di spremitura delle foglie stesse. Il Crescione inoltre si è dimostrato un potente antidoto della nicotina. Le foglie vengono mangiate crude in insalata e condite con succo di limone, mentre il succo dà eccellenti risultati in cure toniche e stimolanti, nei catarri bronchiali e in affezioni tubercolari. Per i fumatori che vogliano disintossicarsi senza smettere di fumare è consigliato mangiare, a digiuno, un piatto di Crescione condito con olio e limone, protraendo tale cura per venti giorni. In alternativa può essere impiegato uno sciroppo ottenuto con questa pianta. Questo sciroppo si prepara mettendo a macerare per 3 ore in un litro di acqua bollente 10 g di Timo, 25 g di Crescione, 25 g di Fumaria e 25 g di Erisimo. Si filtra e si aggiunge un chilogrammo di zucchero. La cura consiste in 2 bicchieri al giorno di questo sciroppo. Cumino (Cuminum cyminum) Nomi comuni o dialettali: cumino di Malta, cumino romano. Piccola pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Apiacee o Ombrellifere. Come tutte le altre Ombrellifere l infiorescenza è un ombrella formata da piccoli fiori bianchi o rosa. Le foglie sono lunghe 5-10 cm e disposte a pettine. Il frutto è un achenio allungato a forma di fuso, simile al seme del finocchio. Non va confuso con il Carvi che ha però un aroma totalmente diverso. Pianta di origine mediterranea, risulta presente solo in alcune zone della Sicilia. Nel resto d Europa è presente in Francia e Spagna, molto diffusa a Malta e in Medio Oriente e oggi presente anche nel continente americano. Questa pianta cresce pressoché al livello del mare e in particolare in terreni poveri e marginali. La pianta è quasi totalmente spontanea, ma prove di coltivazione sono state effettuate nelle aree di origine della pianta. La coltivazione non presenta particolari difficoltà ed è simile a quella dell Anice. La pianta richiede temperature alte con estati lunghe e calde di almeno 3-4 mesi. Tollera bene la siccità e il ciclo di coltivazione annuale è di breve durata. L epoca di semina è in primavera inoltrata. Si usa quasi esclusivamente il seme che viene macinato e impiegato come spezia. Il forte aroma del Cumino è dato dalla presenza di oli essenziali, il cui costituente principale è la cuminaldeide. La spezia è molto utilizzata soprattutto nella cucina nord-africana, medio-orientale, indiana e cinese. Il Cumino è uno dei componenti della polvere del Chili e del Curry. I semi di Cumino sono una buona fonte di ferro e tradizionalmente sono considerati di aiuto per il sistema digerente. Inoltre potrebbero avere proprietà antitumorali in quanto in grado di purificare dai radicali liberi.

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin