Echinacea

D 458 PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE - PIANTE AROMATICHE E OFFICINALI I frutti sono delle piccole bacche di colore rosso a maturazione. La pianta è pressoché ubiquitaria e si ritrova in tutte le regioni italiane e su tutto il territorio europeo. Cresce facilmente in tutte le tipologie di terreno, purché non eccessivamente compatti. Vista l adattabilità a tutte le tipologie di terreni, risulta di facile coltivazione anche se richiede abbondanti irrigazioni estive. Il sistema di riproduzione che ha dato i migliori risultati è quello per talee messe a dimora in autunno. Essendo una pianta perenne, una volta dopo l impianto può dare produzioni continue per parecchi anni. Questa pianta è fortemente attaccata dalla dorifora che però è facile da combattere con opportuni trattamenti. Della Dulcamara si usano le bacche, ma anche le foglie e i giovani ramoscelli raccolti in primavera. Sia le foglie che i frutti contengono alcaloidi tossici, come la solanina, oltre che saponine e acidi. La parte più velenosa sono le bacche ancora non mature che, se ingerite, possono provocare vomito, diminuzione della frequenza respiratoria e infine morte per paralisi respiratoria. Le bacche non sono velenose per gli uccelli che se ne cibano e favoriscono la dispersione dei semi. Vista la sua tossicità, è sconsigliato l impiego in cucina. Nella medicina popolare la droga (rami e foglie essiccati) veniva impiegata per le sue proprietà curative, come favorire la sudorazione, depurare il sangue e alleviare la tosse insistente. Le si attribuiva anche un azione ipnotica e anafrodisiaca. Echinacea (Echinacea spp.) Nomi comuni o dialettali: echinacea viola. Appartenente alla famiglia delle Asteraceae, vi sono tre specie coltivate per scopi medicinali: E. angustifolia, E. pallida, E. purpurea. Esistono inoltre molti ibridi tra E. purpurea ed E. angustifolia. L E. angustifolia e pallida sono morfologicamente simili. La radice è fittonante bruna, gli steli sono semplici, alti 10-15 cm in angustifolia, e 40-90 cm in pallida. Le foglie sono lanceolate, i fiori ligulati, distesi, sono riuniti in capolini di 2-8 cm, in angustifolia; i fiori ligulati, lunghi e stretti, sono riuniti in capolini di 4-9 cm, in pallida. La caratteristica più evidente che le distingue è il colore del polline: bianco per l E. pallida e giallo per l E. angustifolia. L E. purpurea ha apparato radicale fascicolato rosso bruno, steli dritti, alti 60180 cm, foglie lanceolate, seghettate, capolini piatti, con fiori ligulati pendenti che compaiono da giugno a settembre. Predilige terreni soleggiati, moderatamente fertili e ben drenati. Questa pianta viene coltivata da alcuni anni per produrre la droga destinata alle erboristerie. Si semina in semenzaio a metà febbraio, con successivo trapianto in aprile. Il sesto d impianto è di 40 3 40 cm. Le Echinacee sono moderatamente esigenti per quanto riguarda la concimazione. Il controllo delle infestanti si esegue mediante sarchiature tra le file e scerbature manuali sulle file. Si raccoglie la parte aerea in piena fioritura e le radici (previa cimatura) nel 3-4° anno dall impianto in autunno. Le rese di prodotto fresco sono mediamente di 15 t/ha di radici, 30 t/ha di parte aerea per E. pallida ed E. purpurea, 5 t/ha di radici e 2 t/ha di parte aerea per E. angustifolia. Si impiega generalmente il rizoma, che secondo gli erboristi è la parte della pianta più attiva e possiede proprietà stimolanti del sistema immunitario. Ultimamente la pianta viene sperimentata anche contro l AIDS. Senza essere tossico stimola le difese immunitarie contro le malattie, è anche antibiotico antivirale e antiflogistico per il tessuto connettivo. Si impiega per la cura della febbre e delle infezioni, e può anche ridurre le allergie. Elicriso (Elichrysum italicum) Nomi comuni o dialettali: perpetuino, semprevivo. Si tratta di un piccolo arbusto perenne della famiglia delle Asteracee. Raggiunge un altezza di 30-40 cm e presenta fusti e foglie tomentosi e di colore grigio biancastro. I fiori sono piccoli capolini gialli, raccolti in infiorescenze che fioriscono nei mesi di luglio e agosto. I frutti sono acheni muniti di pappo. Si tratta di un comunissimo arbusto, tipico della zona mediterranea, presente soprattutto nelle regioni costiere, anche a brevissima

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin