Farfara

SPECIE AROMATICHE OFFICINALI D 461 Farfara (Tussilago farfara) Nomi comuni o dialettali: pianta della tosse. Pianta er- bacea perenne della famiglia delle Asteracee o Composite. Emette fiori gialli simili alle margherite prima della comparsa di rosette di foglie grandi e spesse. I frutti sono acheni cilindrici, terminanti con un pappo setoso e biancastro. Questa pianta ha un rizoma strisciante e steli squamosi alti da 10 a 30 cm. Durante la stagione avversa non presenta organi aerei e questo le permette di superare i freddi invernali. Le foglie sono di tipo squamoso e a forma lanceolata di colore rossastro. Questa pianta è diffusa su tutto il territorio italiano prediligendo luoghi umidi e sottoboschi in terreni a natura argillosa, ma si rinviene anche in campi coltivati, vicino a corsi d acqua e in ambienti ruderali, ghiaioni e nelle pietraie. La coltivazione della Farfara non risulta praticamente effettuata e il prodotto reperibile in commercio deriva quasi esclusivamente dalla raccolta di materiale spontaneo. Di questa pianta vengono impiegate le foglie, che sono ricche di mucillagine e olio essenziale, e i fiori essiccati. Le foglie sono ricche anche di vitamina C e si consumano in insalate e minestre. I fiori riducono catarro, spasmi, infiammazione e stimolano le cellule del sistema immunitario. In alcuni Paesi il consumo di questa pianta è proibito perché contiene piccoli quantitativi di alcaloidi potenzialmente dannosi. Felce maschio (Dryopteris filix-mas) Nomi comuni o dialettali: cespuglio dolce. Pianta appartenente alla famiglia delle Saspidiaceae, è una felce perenne con rizoma lungo fino a 30 cm. Presenta ampie fronde verdi, decidue, che si sviluppano in cerchio dal rizoma. Le foglie all inizio sono avvolte a spirale, poi si distendono fino alla lunghezza di 1 m. Cresce in luoghi ombrosi, nei boschi e sottoboschi. Comune nei boschi fino a 1.700 m s.l.m. Si trova in boschi ombrosi e freschi di castagno e di quercia. La Felce maschio non è quasi per niente coltivata e il materiale in commercio deriva da piante spontanee. La riproduzione avviene per spore contenute nei sori nella pagina inferiore delle foglie. Si raccolgono il rizoma a settembre-ottobre e le fronde in agosto. Si utilizzano le foglie e i rizomi, ma la droga è costituita essenzialmente dal rizoma in pezzi cilindrici di 15 cm. Tra i principi attivi contenuti è presente l oleoresina, dalla quale vengono estratti l essenza e l olio che insieme costituiscono la filicina. Questa ha proprietà antielmintiche, ma risulta assai tossica se assorbita a livello intestinale. Attualmente la filicina è impiegata solo in campo veterinario mentre è stato abbandonato l uso in campo umano. In passato veniva utilizzata per combattere la tenia e altri parassiti intestinali. Le fronde giovani arrotolate possono essere consumate bollite come ortaggi. Finocchio marino (Crithmum maritimum) Nomi comuni o dialettali: spacca sassi, bacicci, cretamo, salissia, frangi sasso, crista marina. Pianta erbacea della famiglia delle Apiacee o Ombrellifere. Produce ombrelle di fiori bianchi e foglie verdi grigiastre, più larghe e spesse di quelle del Finocchio dolce. Il Finocchio marino è tipico di zone costiere e litorali rocciose come si intuisce anche dal suo nome specifico. Diffuso in Grecia fin dall antichità, questa pianta era molto pregiata come dimostra l origine del suo nome, Crithmum, che viene dal greco krithe che significa orzo per la somiglianza degli acheni a un chicco d orzo. Visto il suo habitat molto particolare, non viene praticamente coltivato sui terreni agrari e quello che si trova in commercio è interamente di origine spontanea. Del Finocchio si impiegano le foglie raccolte nel periodo che va dalla tarda primavera a tutta l estate. Questa pianta infatti possiede molte proprietà: aperitiva, aromatica, carminativa, depurativa, digestiva e diuretica. L uso alimentare più frequente è quello della conservazione sott olio o sott aceto ottenendo una sorta di giardiniera da consumare come contorno o come farcitura; inoltre si accompagna bene a panini, lesso e formaggio. Le foglie fresche invece si possono consumare in insalata o cotte al burro. Sempre con le foglie si prepara un aceto intensamente aromatico. D

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin