Lavanda e Lavandino

SPECIE AROMATICHE OFFICINALI D 465 Lavanda (Lavandula officinalis) e Lavandino (Lavandula hybrida) Nomi comuni o dialettali: lavande. Appartengono alla famiglia delle Lamiaceae, sono piante perenni, notevolmente aromatiche, con parte basale del fusto lignificata che si conforma in un globo raggiato. Le foglie, di colore verde-glauco, sono lineari, più o meno larghe, con margine revoluto, inserite in verticilli, spesso accompagnate da foglioline minori. I fiori (estate), portati in spighe su lunghi scapi solcati, vanno dal blu intenso fino al celeste pallido. Il frutto è un tetrachenio. Sono piante perenni molto diffuse nel bacino del Mediterraneo. Tipiche di ambienti secchi e terreni calcarei, temono i geli intensi. In genere si coltiva il Lavandino (ibrido naturale e sterile) per il maggior sviluppo vegetativo e per gli steli fioriferi più lunghi. Poiché la pianta si adatta a ogni tipo di terreno, purché non asfittico, la coltivazione risulta essere semplice. La durata dell impianto è di 8-10 anni. Si esegue la propagazione per talee (ramoscelli lignificati prelevati in estate da piante madri) radicate per un anno in vivaio e messe in campo in primavera in file distanti 100120 cm su terreno ben lavorato in profondità. Il controllo delle malerbe si effettua con sarchiature tra le file. La raccolta degli scapi fioriti (con poche foglie) avviene a giugnoluglio (dai due anni in poi) con falcia-legatrici. Le rese in fresco sono di 5-7 t/ha per la Lavanda e 12-15 per il Lavandino, in olio essenziale rispettivamente dell 1% e dell 1,5-2%. Ha anche proprietà antisettiche, analgesiche, battericide e antinevralgiche per i dolori muscolari. Il suo olio essenziale è molto apprezzato in profumeria. una pianta molto usata anche in cucina per aromatizzare lo zucchero di dolci e biscotti e per ravvivare il sapore dell agnello arrosto. Servita in tisana, cura fin dall antichità stati ansiosi, mal di testa, nausea e capogiri. Lino (Linum usitatissimum) Nomi comuni o dialettali: lino comune. Pianta appartenente alla famiglia delle Linaceae; è un erbacea annuale con fusto sottile eretto, leggermente ramificato in alto, radice a fittone corto, foglie alterne, sessili, lanceolate di colore verde cupo. I fiori, azzurri, sono portati su un lungo peduncolo. I semi sono ovali, rosso ruggine, contenuti in una capsula globosa. Si tratta di una coltura di origini molto antiche, tanto che sembra sia stata una delle prime colture domesticate. Fin dall antichità è stato ampiamente coltivato in Etiopia e in Egitto, dove tutt oggi è sempre coltivato. Oggi lo troviamo diffuso in gran parte del mondo. Il Lino inoltre è una pianta microterma che si adatta a climi freschi e umidi, ma viene coltivata anche in climi caldo-aridi che però danno fibre di minore qualità. Grazie agli incentivi che la Comunità europea ha elargito per il rilancio delle coltivazioni tessili, questa pianta ha ultimamente visto un incremento delle superfici investite in Italia. coltivata anche per la produzione dei semi, dai quali si ricava un olio molto pregiato. Le due coltivazioni, da seme e da fibra, si differenziano per tipologie di terreni e tecnica colturale. Generalmente però si possono produrre contemporaneamente i due prodotti: uno sarà il principale e l altro il secondario. Nell avvicendamento colturale il lino trova posto come successivo per il frumento. Importante è che non ritorni sullo stesso terreno prima di 5-6 anni, in quanto provoca spiccatamente stanchezza del terreno. La semina può essere autunnale o primaverile a seconda che sia coltivato principalmente per il seme o la fibra. Questa coltura non richiede particolari accortezze in quanto necessita dello stesso parco macchine del frumento, avendo all incirca il medesimo ciclo biologico come tempistiche di semina e di raccolta se coltivata per il seme. Nella produzione di fibra invece la pianta va estirpata e disposta in andane. Successivamente gli steli devono subire una macerazione per sommersione a mezzo di batteri che favorisce il distacco delle fibre, in modo da poter effettuare successivamente in maniera agevole D

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin