Mirto

SPECIE AROMATICHE OFFICINALI D 469 rinviene in luoghi assolati e freschi dal piano fino alle medie altitudini. Predilige terreni freschi, leggeri, profondi, senza ristagni idrici e ricchi in sostanza organica. Ne esistono estese coltivazioni in Piemonte. La propagazione della Menta è agamica e si esegue con il prelievo degli stoloni a fine estate e successiva messa a dimora a inizio autunno, o prelievo a fine inverno, e messa a dimora a inizio primavera. I rizomi, fatti attecchire in semenzaio, sono trapiantati in file distanti 70 cm e a 45 cm sulla fila. Questa coltura richiede concimazioni di 80-100 unità di azoto all anno, da ripartire in 3-4 somministrazioni accompagnati da irrigazione, 150 e 250 unità rispettivamente di fosforo e potassio distribuiti contestualmente alla preparazione del terreno. La durata dell impianto è di circa 2-3 anni con 2 tagli all anno, uno in luglio e il secondo in settembre. Il controllo delle malerbe si effettua tramite sarchiature tra le file fino a che la coltura lo permette. Successivamente si procede con scerbature manuali. Si raccolgono le foglie con falciacaricatori con taglio a 2-3 cm dal suolo. Il materiale fresco si porta subito all essiccatoio o alla distilleria evitando il più possibile di tenerlo ammucchiato per evitare che si rovini a causa di fermentazioni. La resa in prodotto fresco è di 20-30 t/ha con una resa in secco del 15% e in olio essenziale dello 0,2% circa. Della Menta si utilizzano sia il prodotto fresco sia quello essiccato oltre all olio essenziale. Si rivela un efficace espettorante, analgesico e antisettico. Si utilizza nel caso di cattiva digestione, nausea, diarrea, raffreddore, influenza, acne, mal di denti, emicrania. Come per altre specie di Menta, la pianta fresca (steli giovani e foglie) si impiega per aromatizzare bevande, macedonie e liquori; trova impiego in molte ricette di cucina per dare un tocco aromatico a molti cibi. Viene utilizzata anche in industria farmaceutica come aromatizzante (collutori, dentifrici, tisane). Mirto (Myrtus communis) Nomi comuni o dialettali: mirto comune. Appartiene alla famiglia delle Myrtaceae. una pianta arbustiva perenne e sempreverde, tipica delle zone mediterranee. Può raggiungere un altezza di 3 m e ha fusti ramificati con foglie coriacee di colore verde brillante. I fiori sono di colore bianco e sbocciano fra la primavera e l estate. Produce frutti che sono bacche carnose di colore bluastro e di forma ovoidale. Tipico della macchia mediterranea, il Mirto si trova in associazione alle altre tipiche essenze di questa tipologia di bosco. Cresce spontaneo in tutto il Mediterraneo, sia nel sottobosco che nelle zone con vegetazione scarsa, su suoli sassosi e poco fertili. diffusissimo in Sardegna che è anche la regione nella quale viene maggiormente impiegato. Praticamente non viene coltivato e i frutti e le foglie utilizzati sono di origine spontanea venendo raccolti da piante che crescono allo stato naturale. Probabilmente ne esistono piccole coltivazioni in Sardegna, dalle quali si producono soprattutto bacche. Del Mirto si utilizzano le bacche e le foglie. Le bacche si raccolgono alla completa maturazione, che avviene in ottobre-novembre, mentre le foglie si possono raccogliere tutto l anno. Questa pianta, che ha il caratteristico odore dovuto ai principi attivi contenuti nelle foglie e nei frutti, possiede proprietà antisettiche, astringenti e toniche. Il decotto di foglie di Mirto, addolcito con miele, si impiega per alleviare bronchiti e infiammazioni alle vie respiratorie. Il decotto di foglie e fiori è impiegato invece per lenire arrossamenti delle mucose. In cucina si impiegano le bacche per aromatizzare molti cibi come le carni e soprattutto per la produzione del liquore, che è conosciuto in tutto il mondo. Si usa anche la legna che viene impiegata nelle grigliate per dare il caratteristico aroma alla carne. Origano (Origanum vulgare) Nomi comuni o dialettali: origano comune. L Origano (Origanum vulgare) è un erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Lamiaceae ed è originario del continente europeo e dell Asia occidentale. Alta fino a 80 cm, questa pian- D

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin