Rabarbaro

D 472 PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE - PIANTE AROMATICHE E OFFICINALI Rabarbaro (Rheum palmatum) Nomi comuni o dialettali: rabarbaro comune. Il Ra- barbaro appartiene a un genere di circa 30 specie; è una pianta perenne della famiglia delle Poligonacee, caratterizzata da un rizoma carnoso e fusto eretto che può raggiungere i 2 m di altezza. Le foglie sono palmato-lobate, di grandi dimensioni e sono caratterizzate da un picciolo carnoso di colore rossastro. I fiori, che si sviluppano in estate, sono raccolti in pannocchie di colore giallognolo. una pianta tipica di zone umide collinari e subalpine. La parte impiegata del Rabarbaro è il rizoma, pulito ed essiccato al sole, di piante di almeno 3-4 anni di età. Ha proprietà astringenti, digestive e lassative. Ha un alto contenuto in ossalati che ne rendono l uso sconsigliato a chi soffre di calcoli. Il decotto o infuso è impiegato per curare stipsi ed emorroidi e per regolarizzare le funzioni del fegato e stimolare l appetito. Per uso esterno si impiega per applicare su piaghe e ferite. In cucina è impiegato per aromatizzare la frutta nella preparazione di marmellate; si utilizza anche per preparare amari e aperitivi. Rafano (Armoracia rusticana) Nomi comuni o dialettali: rafano rusticano, rafano tedesco, barbaforte, cren. Il Rafano rusticano è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Cruciferae o Brassicaceae. Il genere Armoracia, al quale appartiene questa pianta, è monospecifico. Si tratta di una pianta rustica e perenne, alta da 50 cm a 1 m, con foglie grandi e ruvide ovato-oblunghe con margine seghettato, di colore verde intenso. I fiori compaiono all inizio dell estate: si tratta di piccoli fiori bianchi con 4 petali disposti in croce e riuniti tra loro in racemi. La radice è fittonante, di forma cilindrica. una pianta originaria dell Europa centro-orientale, ma la sua coltivazione, finalizzata alla produzione di radice a rizoma da cui si ricava la salsa, è diffusa sia in Nord America che in Asia occidentale. Il Rafano cresce bene in un terreno asciutto e fertile, in mezz ombra o in posizione soleggiata. Si adatta a qualunque tipo di terreno, purché lavorato in profondità. Viene per lo più coltivato come pianta annuale, con semina nel mese di febbraio, in terreno ben concimato e drenato, già preparato da alcuni mesi. Le piantine vanno distanziate di circa 30 cm l una dall altra, in file distanti tra loro 50 cm. Si può anche moltiplicare per propagazione vegetativa attraverso porzioni di radici (10 cm) interrate in primavera o in autunno. La pianta non ama la siccità; pertanto, quando scarseggiano le piogge, è opportuna l annaffiatura. Si raccolgono le radici in autunno da piante di almeno 2 anni di età. Del Rafano si impiega principalmente la radice rizomatosa, ma si possono utilizzare anche le foglie. La sua radice ha un sapore dolce, leggermente piccante e fortemente aromatico e balsamico. usato in cucina per la preparazione di salse utilizzate per condire e insaporire molti cibi. Il Rafano viene poi utilizzato anche crudo, grattugiato fresco, direttamente sui cibi da insaporire; usato in questo modo viene anche definito tartufo dei poveri . In alcune zone è utilizzata anche la foglia per aromatizzare le minestre. Inoltre viene impiegato per creare un surrogato del wasabi. Rosmarino (Rosmarinus officinalis) Nomi comuni o dialettali: ramerino, ramerrino. Appartiene alla famiglia delle Lamiaceae. un arbusto aromatico sempreverde, compatto, con fusti prostrati o ascendenti e ramificati, le foglie sono aghiformi, opposte e rivolute al margine, resinose. I fiori, che compaiono in primavera, sono azzurroviolacei, ricchi di polline e riuniti in brevi racemi ascellari. Originario di Europa, Asia e Africa, è ora spontaneo nell area mediterranea nelle zone litoranee, nelle garighe, nella macchia mediterranea, nei dirupi sassosi e assolati dell entroterra, dal livello del mare fino alla zona collinare, ma si è acclimatato anche nella zona dei laghi prealpini e nella

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin