Santoreggia

D 474 PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE - PIANTE AROMATICHE E OFFICINALI arrivare a 8-10 anni. Il trapianto delle piantine, su terreno soleggiato, leggero e profondo, va fatto a fine estate in file distanti 50-70 cm per raggiungere una densità ottimale di 4-5 piante/mq. Come molte altre piante, richiede sarchiature dell interfila. La pianta si avvantaggia di una concimazione di 50-70 unità all impianto dei tre elementi principali. La raccolta si effettua sulle sommità fiorite quando la pianta è in piena fioritura. La resa in prodotto fresco è di 8-15 t/ha e la resa in prodotto secco è del 30%. La Salvia ha proprietà terapeutiche digestive, colagoghe, bechiche, espettoranti, tonico-stimolanti e antisettiche. Per uso esterno, si utilizza come antinfiammatorio nelle infiammazioni del cavo orale. In cucina le foglie di Salvia sono molto usate per aromatizzare i cibi e facilitarne la digestione. Vengono comunemente impiegate per condire pasta e gnocchi al burro, per preparare sughi, carni arrosto e in umido, pesci, legumi, oli e aceti aromatici. Inoltre le foglie possono essere consumate fritte in pastella. Santoreggia (Satureja hortensis) Nomi comuni o dialettali: santoreggia annua, cerea. Si tratta di una piccola pianta erbacea annuale della famiglia delle Labiateae, che raggiunge un altezza massima di 30-40 cm. I fusti sono poco ramificati e portano foglie opposte e lineari brevemente picciolate. In estate compaiono i fiori di colore bianco o rosa con calici a campana. Questa pianta è diffusa in tutto il Centro e Nord Italia e preferisce terreni aridi delle zone collinari fino a circa 1.200 m di quota. La Santoreggia è spesso coltivata negli orti come pianta aromatica. Di facile coltura, questa pianta, vista la richiesta del prodotto erboristico, risulta coltivata su buone estensioni. Nelle rotazioni occupa il posto di una coltura da rinnovo e si avvantaggia di abbondanti concimazioni e lavorazioni medio-profonde. Si semina in aprile a file distanti 35-40 cm impiegando 8-10 kg di seme a ettaro. Il ciclo colturale è breve e gli interventi colturali consistono in sarchiature accompagnate da concimazioni azotate. In settembre, a inizio fioritura, si raccoglie tagliando la pianta alla base e il prodotto viene lasciato essiccare all ombra o al sole. La droga ben secca viene battuta e vagliata a mano o a macchina e successivamente confezionata. Viene impiegata come droga l intera pianta fiorita ed essiccata. Possiede proprietà antisettiche, antispasmodiche, espettoranti e stimolanti. In cucina è utilizzata fresca o secca per aromatizzare molti piatti (come origano e timo). L infuso di foglie è impiegato in caso di bronchiti e per aiutare la digestione. Ad uso esterno si può applicare su punture di insetti e piaghe e per effettuare gargarismi e sciacqui. Sassofrasso (Sassafras albidum) Nomi comuni o dialettali: sassofrasso o sassafrasso. Si tratta di un albero a foglie caduche della famiglia delle Lauraceae, che può arrivare fino a 25 m di altezza, non autofertile. Pianta originaria dell America del Nord, predilige terreni profondi, fertili, con pH neutro e ben drenati. Si propaga per seme dopo avere tenuto i semi per un periodo di almeno 4 mesi a 4 °C prima di porli in germinatoio. Si semina in serra con successivo trapianto in pieno campo quando le giovani piante sono affrancate e si può propagare anche attraverso i polloni radicali. Le piante devono comunque essere protette nel primo inverno dopo il trapianto. Non necessita di cure particolari. Si raccolgono le radici durante tutto l anno e le giovani foglie in primavera. a rischio di clorosi in terreni alcalini. Del Sassofrasso vengono utilizzate le radici e le foglie. Dalla radice si ricava un olio essenziale di colore giallo arancio, contenente safrolo. L olio essenziale viene impiegato per profumare saponi, aromatizzare bevande e in preparati farmaceutici. Viene anche utilizzato per la fabbricazione della MDMA, droga semisintetica nota come ecstasy.

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin