2.3.5 Produzione

LEGUMINOSE DA GRANELLA - PISELLO D 77 secchi, in modo da evitare le perdite di prodotto per caduta dei baccelli e gli attacchi del tonchio. L operazione viene portata a termine estirpando le piante o tagliandole a livello del colletto; vengono poi lasciate essiccare all aria per un periodo variabile in funzione delle condizioni atmosferiche. La trebbiatura meccanica delle colture a seme piccolo viene ormai eseguita facilmente, mentre per i tipi a semi grossi sussistono ancora dei problemi legati alla possibilità di disporre di tipi il più possibile indeiscenti, a legume eretto e con inserzione alta del primo nodo fruttifero. 2.3.5 Produzione Rese. La resa della coltura ha subito nel tempo un sensibile aumento raggiungendo attualmente, come media nazionale, 1,5 t/ha con punte massime anche di 6,2 t/ha, ottenute in prove sperimentali. La notevole variabilità riscontrata ha dimostrato l estrema instabilità delle rese, in funzione delle diverse condizioni ambientali e tecniche e del decorso meteorico in particolare. Impieghi. I semi della fava possono essere utilizzati allo stato fresco o allo stato secco, per l alimentazione umana o per quella del bestiame. Inoltre, la fava è impiegata anche come coltura da foraggio fresco o secco. Nello stadio di piena fioritura le colture di favino rappresentano delle ottime piante da sovescio ed entrano nella costituzione degli erbai autunno-vernino-primaverili, insieme a veccia, avena e trifoglio alessandrino. In alcuni Paesi industrializzati (Francia, Canada, Danimarca), la fava è stata utilizzata per la preparazione industriale di alimenti. Tra i prodotti ottenibili da essa si annoverano le farine di semi svestiti (30% di proteine) e i concentrati proteici (70% di proteine). 2.3.6 Avversità fava (®Sezione G2 Avversità e difesa delle colture). Per le avversità che interessano la coltura, nei vari stadi di sviluppo ed eventuale fase di conservazione post-raccolta, si rimanda alla Sezione specifica. Un quadro di sintesi è proposto in parallelo sulla versione digitale. 2.4 Pisello (Pisum sativum). La coltivazione del pisello risale a tempi molto antichi, come hanno dimostrato i ritrovamenti dei resti di tale legume nelle palafitte svizzere risalenti all età della pietra; altre tracce sono state rinvenute in Ucraina, risalenti al 2200-2100 a.C., mentre sembra che il pisello non fosse presente in Egitto e non fosse conosciuto dagli Ebrei. Il pisello viene coltivato in tutto il mondo, ma è presente in misura maggiore nel continente asiatico (India e Cina), in Europa (Gran Bretagna, Francia, Ungheria, Romania e Italia) e negli Stati Uniti e in Russia, mentre è poco diffuso in Africa e in Sud America. L India risulta essere il maggiore produttore di pisello per il consumo fresco, mentre la Francia produce soprattutto pisello secco. Il nostro Paese è importatore di piselli, anche se la coltura è presente in quasi tutte le regioni; la Puglia e l Emilia-Romagna sono le maggiori produttrici di pisello fresco seguite da Sicilia, Marche e Campania, occupando nel 2003 una superficie complessiva di 11,5 mila ha. La coltivazione del pisello secco in Italia nel 2003 ha occupato una superficie complessiva di 2,6 mila ha con una produzione di 6.000 t. 2.4.1 Esigenze climatiche e pedologiche. Il pisello si adatta facilmente alle più svariate condizioni ambientali: infatti la sua coltivazione è attuata dalle regioni del tropico del cancro fino a 40-50° di latitudine nord, nonché in Etiopia e in America centrale. D

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin