2.4.6 Avversità pisello

D 82 PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE - COLTURE ERBACEE IN PIENO CAMPO Caratteristiche qualitative e impieghi. Il pisello, come tutte le leguminose, ha un ottimo valore nutritivo dovuto all elevato contenuto proteico e alla presenza di molti amminoacidi essenziali. Il seme fresco è composto in media dal 78% di acqua, 6,3% di proteine, 0,3% di grassi, 12,3% di zuccheri, 1,9% di fibra e 0,8% di ceneri; nel seme secco si hanno, invece, il 26% di proteine, il 67% di amido, il 2% di grassi, il 2% di fibra e il 3% di ceneri (tutto in % della s.s.). Come le altre leguminose, presenta pochi amminoacidi solforati (metionina e cistina). Il seme fresco contiene anche molte vitamine (E, A, B1, B2, C), mentre nelle ceneri sono presenti anche calcio, ferro e fosforo. La qualità del seme è determinata anche in funzione del diametro secondo la classificazione UE; le classi sono 5 e vanno dai tipi extrafini (,7,5 mm) ai medi (.10,2 mm). Il seme di pisello è consumato fresco, surgelato o inscatolato dalle industrie, oppure secco, come sfarinato o a seme spezzato, per l alimentazione umana o del bestiame. Per l alimentazione del bestiame, oltre al seme, possono essere impiegate le piante intere: da una coltura che produce 2,5 t/ha di seme immaturo, si possono ottenere 6-10 t/ha di foraggio fresco. 2.4.6 Avversità pisello (®Sezione G2 Avversità e difesa delle colture). Per le avversità che interessano la coltura, nei vari stadi di sviluppo ed eventuale fase di conservazione post-raccolta, si rimanda alla Sezione specifica. Un quadro di sintesi è proposto in parallelo sulla versione digitale. 2.5 Cece (Cicer arietinum). Pianta di antica utilizzazione da parte dell uomo, come attestano alcuni reperti archeologici della Turchia risalenti a oltre 5000 anni a.C. Originaria di Medio Oriente, India, Asia Centrale, bacino del Mediterraneo ed Etiopia, inizialmente coltivata nel bacino del Mediterraneo, è passata nel Nuovo Mondo a partire dal XVI secolo. Nel mondo occupa una superficie che si aggira sui 9 milioni di ettari, prevalentemente localizzati in Asia (circa 7 milioni di ha nel 2001); in Europa la sua coltivazione nel secondo dopoguerra è progressivamente diminuita e oggi interessa soprattutto la Spagna; in Italia dagli oltre 110.000 h del 1950 si è ristretta ad appena 6.000 h (nel 2003), interessando quasi esclusivamente le regioni meridionali. L Europa e l Italia sono comunque Paesi importatori di cospicue quantità di prodotto da Messico, Turchia, Australia e USA. 2.5.1 Caratteri botanici e biologia. Il cece è una pianta annuale, dal portamento eretto o prostrato, alta da 20 cm a un metro, con profonda radice fittonante caratteristica che, assieme alla pubescenza dei suoi organi e alla robustezza delle strutture anatomiche, spiega la resistenza alla siccità di questa specie. Gli steli sono lunghi 20-25 cm, angolosi; le foglie sono impari-pennate, con foglioline oblungo-ovate o ellittiche, con margine seghettato e irregolare; la pagina inferiore è più costoluta, pubescente e ghiandolare di quella superiore. Le infiorescenze sono dei racemi ascellari con 1-2 fiori. I baccelli hanno forma romboidale-ellissoidale; i semi sono ovati, globulari o angolari, rostrati, di colore variante dal bianco crema (anche incolore) o dal giallastro (con sfumature arancio o marrone) al nero o verde scuro, con superficie liscia, grinzosa o tubercolata. I tipi più diffusi di cece vengono ascritti a due differenti gruppi: kabuli, caratterizzato da semi grossi, arrotondati, di colore cremeo, e desi, dai semi piccoli, angolosi e piuttosto scuri, prevalentemente diffuso nel subcontinente indiano.

SEZIONE D
SEZIONE D
PRODUZIONI VEGETALI ERBACEE
Da quando l’uomo, oltre 12.000 anni fa, ha iniziato la sua transizione da una civiltà primordiale, basata sulla caccia e la raccolta di prodotti naturali, a una civiltà sempre più evoluta e basata sull’agricoltura (selezione e coltivazione dei vegetali commestibili e addomesticamento animale), le specie vegetali erbacee, prima naturali e poi coltivate, si sono sempre dimostrate determinanti per garantire la sopravvivenza e la stabilità sociale delle comunità.Nella presente Sezione D del Manuale dell’Agronomo, le più importanti Colture erbacee vengono presentate e suddivise nelle loro attuali categorie: cereali, leguminose da granella, colture oleaginose, colture da inulina, colture da fibra, colture da zucchero, patata e pomodoro in pieno campo, tabacco e colture bioenergetiche. Sono inoltre esposte a trattazione anche le altre categorie di colture quali: le colture foraggere e i relativi metodi di conservazione, le coltivazioni orticole, le coltivazioni floricole e ornamentali, e anche il comparto delle piante aromatiche e officinali.Delle specie appartenenti a ciascun gruppo considerato vengono descritti: l’importanza economica e la diffusione della coltura; i caratteri botanici e il ciclo biologico; le esigenze climatiche e pedologiche; le varietà e il miglioramento genetico.Per la tecnica colturale si riportano gli aspetti relativi ad avvicendamento, sistemazione e preparazione del terreno, concimazione, semina, lotta alle malerbe, irrigazione, altre eventuali pratiche e raccolta. Relativamente alla produzione, sono illustrate le tipologie di prodotti e le rese conseguibili, qualità e caratteristiche mercantili, impieghi e conservazione.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e per le relative tecniche di difesa si rimanda alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezioneMario Baldini, Francesco Danuso, Romano GiovanardiRealizzazione e collaborazioniElena Accati Garibaldi, Michele Baglini, Mario Baldini, Chiara Bartolini, Vito Vincenzo Bianco, Stefano Bocchi, Basilio Borghi, Gianluca Burchi, Fabio Castelli, Luigi Cattivelli, Andrea Cavallero, Claudio Cervelli, Salvatore Luciano Cosentino, Stefano Cosimi, Luigi Damiani, Francesco Danuso, Giuseppe De Mastro, Giovanni Delogu, Agostino Falavigna, Enrico Farina, Floriano Ferri, Salvatore Foti, Fiorenzo Gimelli, Romano Giovanardi, Antonio Grassotti, Giovanni Guarda, Giuseppe La Malfa, Sara Lazzereschi, Vittorio Marzi, Vitangelo Magnifico, Elisabetta Mercatelli, Beatrice Nesi, Alberto Paradossi, Carlo Pasini, Diana Pestrin, Aldo Pollini, Marco Sandonà, Pietro Siviero, Mariolino Snidaro, Antonio Michele Stanca, Paolo Talamucci, Romano Tesi, Debora Trinchello, Domenico Ugulini, Mauro Vecchiettini, Giampietro Venturi, Roberta Venturo, Giampaolo Zanin