1.3 Ciclo di fruttificazione

E 10 PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE - FRUTTICOLTURA GENERALE terreno (es. inerbimento), irrigazione, fertilizzazione, nonché da possibili interventi diretti di potatura dell apparato radicale. Accanto all habitus vegetativo assume rilevante importanza, ai fini del governo dell albero, anche l habitus produttivo, ovvero il tipo di formazioni fruttifere caratteristico delle singole specie e la loro distribuzione nell ambito della chioma. Le strutture produttive variano grandemente fra specie e spesso sono specifiche per cultivar o gruppi di varietà. Nel caso del melo, per esempio, si riconoscono 4 gruppi principali con habitus produttivo caratteristico; il pero può presentare strutture produttive diverse in funzione della cultivar, che possono anche modificarsi in funzione dell età della pianta. L habitus produttivo condiziona fortemente il tipo di gestione dell albero, in particolare per quanto riguarda la potatura durante la fase produttiva. Il rinnovo annuale delle formazioni fruttifere sarà infatti tanto più intenso, quanto più giovani sono le strutture che portano i frutti. Per esempio il pesco produce prevalentemente su rami misti di 1 anno: quindi la potatura dovrà annualmente stimolare l emissione di germogli che porteranno fiori nella stagione seguente; diversamente, il ciliegio dolce fruttifica su dardi fioriferi (strutture di 2 o più anni): quindi il rinnovo sarà meno intenso rispetto al caso precedente. Nel caso di alcune specie da frutto che producono sui germogli dell anno (vite, actinidia), le strutture fruttificanti sono soggette a una sostituzione quasi completa ogni anno. 1.3 Ciclo di fruttificazione. Mentre l attività vegetativa delle piante arboree da frutto adattate ai climi temperati segue un andamento stagionale analogo a quello mostrato dalle piante erbacee, per quanto riguarda il ciclo di fruttificazione questo assume caratteristiche peculiari; infatti, la formazione della gemma a fiore ha luogo durante l anno precedente rispetto a quello in cui si verificano la fioritura e lo sviluppo del frutto. In dettaglio, durante il primo anno, in corrispondenza di un periodo variabile dalle 4 alle 8 settimane dal momento del germogliamento e in posizioni specifiche della chioma, alcune gemme vegetative mutano il loro destino verso lo sviluppo di un fiore; negli agrumi inizia in novembre-dicembre. 1.3.1 Induzione a fiore. Tale processo non comporta evidenti cambiamenti morfologici dell apice gemmario, ma piuttosto prevede modificazioni a livello dell attività mitotica del meristema. Il punto in cui si sviluppano le gemme a fiore è una caratteristica delle singole specie e cultivar. Nel corso dei primi stadi il processo di induzione è reversibile, ovvero se mutano le condizioni ambientali e l assetto ormonale della pianta, la gemma può interrompere il cammino verso la formazione di un fiore e riprendere caratteristiche vegetative. Diversamente nelle fasi successive, se cambiano le condizioni, la gemma, una volta interrotto il processo di induzione, non è più in grado di sviluppare come vegetativa, ma abortisce. Una volta concluso il processo di induzione a fiore, iniziano i cambiamenti morfologici a carico della struttura gemmaria che porteranno alla formazione dei fiori. 1.3.2 Differenziazione a fiore. Tale fase comporta in linea generale un appiattimento dell apice meristematico e la formazione degli abbozzi dei diversi verticilli fiorali. Il processo si sviluppa durante la stagione estiva fino ad arrivare all inizio dell autunno a uno stadio di primordi fiorali e alla successiva entrata in dormienza delle gemme. Alla fine dell inverno, ma prima della ripresa vegetativa, se l albero ha regolarmente soddisfatto il proprio fabbisogno in freddo, avviene il completamento delle strutture del fiore e, in particolare, della formazione del gametofito maschile (granulo pollinico) e femminile (embriosacco) attraverso, rispettivamente, la micro- e la macro-sporogenesi. A questo E01_1 a 3_Arboricoltura.indd 10 14/06/18 19:00 p r s te z in c a Im fu s c e n v ti s ( in m d li il p fe li l d 1 fr m z c p in l p in d u p d tu o

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis