1.1.9 Avversità

a ti el si c- o n a- 2. Pomacee - MELO E 109 1.1.9 Avversità (®Sezione G2 Avversità e difesa delle colture) Per le avversità che interessano la coltura, nei vari stadi di sviluppo ed eventuale fase di conservazione post-raccolta, si rimanda alla Sezione specifica. Un quadro di sintesi è proposto in parallelo sulla versione digitale. 1.1.10 Conservazione. L obiettivo è ridurre al minimo sia la perdita in qualità sia quella in peso. Questo risultato è ottenibile ottimizzando le condizioni di conservazione, come la temperatura, l umidità relativa, la ventilazione dell aria e la composizione dell atmosfera. La durata possibile è limitata da fattori biologici (varietà e grado di maturazione) e produttivi (concimazione, lotta antiparassitaria e clima). Le varie tecniche di conservazione permettono di controllare i diversi parametri fisici in cella frigorifera e di conseguenza il processo di respirazione della mela (Tab. 3.15). Nella conservazione in cella frigorifera ad atmosfera normale (AN), con temperatura ridotta e umidità relativa elevata (92-95%), la respirazione si riduce, ma continua la degradazione degli indici di qualità; permette in media una conservazione di non oltre 4-5 mesi. Il calo del peso normale è compreso fra lo 0,3 e lo 0,6% per ogni mese di conservazione. Per la conservazione con il metodo CA (Controlled-Atmosphere, o AC, Atmosfera Controllata) sono necessarie celle di conservazione ermetiche a tenuta di gas. Con appositi strumenti (scrubber o separatori), è possibile l abbassamento dell ossigeno (O2) e l aumento dell anidride carbonica (CO2) riducendo l attività respiratoria delle mele, in modo tale da mantenere la qualità per un periodo prolungato fino a 8-9 mesi. Il metodo ULO (Ultra Low Oxygen) è una variante del metodo CA e prevede un ulteriore riduzione dell ossigeno in prossimità del limite biologico, dove ha inizio la respirazione anaerobica o fermentazione. Con questa tecnica è possibile ridurre i rischi di fisiopatie, mentre si migliora il mantenimento della qualità e si prolunga la conservazione fino a 10-12 mesi. Con il metodo ILOS (Initial Low Oxygen Stress) si applica un forte abbassamento dell ossigeno (0,4% O2) durante le prime 2-3 settimane, seguito da una normale conservazione in ULO. Lo stress provocato riduce l attività metabolica per tutto il periodo della conservazione. Il metodo DCA (Dynamic Controlled Atmosphere) prevede un tenore di ossigeno il più basso possibile per tutta la durata della conservazione. Appositi sensori (fluorescenza, etanolo) registrano se la mela va in fermentazione e in questo caso istantaneamente il contenuto in O2 viene rialzato per evitare il danno. Con questo metodo dinamico si arriva a risultati migliori nel mantenimento della qualità, per il controllo delle fisiopatie e per migliorare la shelf life. Il metodo è ancora in fase di sperimentazione applicativa, ma promette risultati eccellenti. Avversità durante la conservazione. I danni da malattie fungine sono notevoli e possono arrivare a perdite di prodotto anche oltre il 90%. Le infezioni avvengono in genere durante il periodo estivo-autunnale e, in genere, i trattamenti in campagna eseguiti nel periodo più consono sono sufficienti per combattere la maggior parte delle malattie fungine di conservazione. Le fisiopatie derivano da disfunzioni del metabolismo delle mele che provocano imbrunimenti, suberificazioni e alterazioni del gusto della polpa. Le cause possono essere varie: 1. condizioni sfavorevoli per i fattori di crescita: provocano l assorbimento disarmonico di sali minerali, quali potassio e calcio. La carenza relativa di calcio aumenta l insorgere della butteratura amara (bitter pit), delle lenticellosi fisiologiche (lenticel blotch pit) e degli imbrunimenti interni; E03_1_Arboricoltura_speciale.indd 109 E 25/05/18 17:31

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis