1.3.3 Allegagione

ie di io oe si o e o, e oe, e e to to n e a, li ci el e e mio e. a o oo e o n e o CICLO DI FRUTTIFICAZIONE E 11 punto la gemma a fiore è completa e pronta per l antesi in corrispondenza dell epoca caratteristica della pianta e in funzione delle condizioni ambientali. Il fabbisogno in freddo si configura come un periodo che la pianta deve trascorrere a temperature relativamente basse (generalmente fra 4 e 8 °C) per poter superare correttamente la fase di dormienza. La durata dipende dalle singole specie ed è legata sostanzialmente alla zona d origine; infatti, il fabbisogno in freddo è tanto inferiore quanto più mite è il clima della zona da cui è iniziata la diffusione della pianta. Soddisfacimenti incompleti o parziali portano ad anomalie nelle strutture fiorali (generalmente a carico del gametofito femminile). Impollinazione. La morfologia dei fiori può presentare caratteristiche molto diverse in funzione della specie e del meccanismo di dispersione del polline: infatti, le piante che si avvalgono dell intervento degli insetti per la distribuzione dei granuli pollinici (specie entomofile) presentano fiori appariscenti per attrarre i pronubi, quindi petali grandi e colorati, nonché profumi e particolari strutture contenenti composti zuccherini, i nettarii (es. melo, pesco, ciliegio, ecc.). Al contrario, le specie nelle quali il polline è veicolato dal vento presentano fiori piccoli, non colorati e profumati (es. vite, olivo). Il tipo di impollinazione condiziona anche la struttura del polline; i granuli pollinici delle specie a impollinazione entomofila sono relativamente pesanti, con la parete esterna (esina) caratterizzata da sculture specifiche per favorire il legame con il corpo degli insetti pronubi durante la loro visita al fiore. Viceversa, le specie a impollinazione anemofila hanno necessità di avere granuli pollinici leggeri, in grado di essere facilmente dispersi dal vento in grandi quantità. L aspecificità del trasporto anemofilo rende tale meccanismo di distribuzione del polline ben poco efficiente. Una volta arrivato sullo stimma, il polline germina, emette il tubetto pollinico che approfondisce attraverso lo stilo fino a raggiungere l ovario posizionato alla base del pistillo e, in particolare, l embriosacco dove avviene la doppia fecondazione tipica delle Angiosperme. Uno dei due nuclei spermatici del granulo pollinico, infatti, feconda la cellula uovo per dare origine allo zigoto e all embrione, mentre l altro nucleo si unisce con i due nuclei polari della cellula centrale per sviluppare l endosperma, tessuto che ha una funzione protettiva e trofica nei confronti dell embrione. 1.3.3 Allegagione. La fecondazione determina il passaggio della struttura da fiore a frutto; in frutticoltura tale fase è indicata come allegagione, viene espressa comunemente in percentuale riferita al numero di fiori presenti sull albero e definisce il potenziale di produzione della pianta stessa. Da questa fase in poi inizia lo sviluppo del frutto che si protrae più o meno a lungo in funzione del tipo di specie/cultivar; nello stesso periodo, oltre al completamento del ciclo di fruttificazione delle gemme che hanno indotto a fiore nel corso dell anno precedente, nella pianta avviene contestualmente l induzione autogena di un altro numero di gemme per l anno successivo. Tale sovrapposizione di eventi da un lato garantisce la produzione annuale dell albero e dall altro induce una serie di relazioni di competizione (inibizioni correlative) fra fasi diverse del ciclo di fruttificazione e fra questo e l attività vegetativa. Ciò, tuttavia, consente di utilizzare una serie di pratiche colturali per favorire, per esempio, l induzione a fiore; in particolare, tutti i fattori che diminuiscono la dominanza apicale (o l attività vegetativa) di un asse promuovono la formazione di fiori: adozione di portinnesti nanizzanti, potatura dell apparato radicale, uso corretto della fertilizzazione, interventi di inclinazione o curvatura degli assi. E01_1 a 3_Arboricoltura.indd 11 E 14/06/18 19:00

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis