SEZIONE E

E 110 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 2. epoca di raccolta errata: se anticipata, aumenta il riscaldo superficiale (common scald), l imbrunimento del cuore (core flush) e l avvizzimento; se, invece, è troppo ritardata, provoca la vitrescenza (water core), l imbrunimento interno (internal breakdown) e il riscaldo da senescenza (senescent breakdown); 3. condizioni di conservazione non appropriate: temperature troppo basse provocano danni da freddo (low temperature breakdown, soft scald ); concentrazioni di CO2 eccessive nell atmosfera controllata provocano danni da CO2 con formazione di caverne all interno del frutto e ustioni ben delimitate sulla buccia; un tenore di O2 troppo basso invece provoca la fermentazione e altera il gusto delle mele. Trattamenti post-raccolta. I trattamenti in post-raccolta vanno applicati solamente in mancanza di scelte alternative; tuttora sono soggetti a critiche e sono proibiti in molti Paesi. Nell armonizzazione della legge CEE c è la tendenza di abolire completamente i trattamenti in post-raccolta; del resto, con i nuovi metodi di conservazione (ILOS e DCA) possono essere trovate delle alternative. Sono stati eliminati dai disciplinari di produzione integrata i trattamenti in post-raccolta con fungicidi (periodi di carenza e residui non tollerabili). Le cultivar particolarmente sensibili al riscaldo (Granny Smith, Red Delicious, Stayman Winesap), coltivate in climi caldi, non sono conservabili per lunghi periodi se non trattate con prodotti antiossidanti DPA (difenilammina, applicazione via drenching o d immersione). Le cere adottate sono classificate con i prodotti non commestibili, quindi contestati da alcuni mercati. I coatings, nuovi prodotti composti da zuccheri e lipidi commestibili, creano una seconda buccia che riduce la traspirazione e crea nel frutto un effetto simile a quello prodotto dal CA. L effetto del trattamento con calcio in post-raccolta è efficace soltanto con dosi elevate, che aumentano i rischi di serie ustioni. Le applicazioni in pieno campo sono più effettive per prevenire la butteratura amara precoce. L MCP (1-methylcyclopropene), applicato sotto forma di gas in cella frigorifera, ha la capacità di bloccare i recettori dell etilene nelle cellule del frutto e rallentare per un certo periodo il processo di maturazione. I risultati sono molto promettenti per quanto riguarda il miglioramento della freschezza e la consistenza della polpa, la shelf life e i disordini fisiologici quali il riscaldo, mentre sono ancora da verificare gli effetti sulla qualità gustativa. Tab. 3.15 Metodi di conservazione per le mele Metodo Frigoconservazione AN Atmosfera Controllata AC Ossigeno O2% Anidride carbonica CO2% Umidità rel. %* Temp. °C 21 0,03 92-95 1-3 2-5 2-5 95-98 1-2 Conservazione ULO 0,8-1,2 0,5-2 95-98 1-2 Conservazione ILOS (0,4) 1 1,0 0,5-2 95-98 1-2 Conservazione DAC 0,4-0,6 0,5-2 95-98 1-2 * * L umidità va adattata alla varietà. Fonte: A. Zanella, Laimburg 2004. E03_1_Arboricoltura_speciale.indd 110 25/05/18 17:31

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis