1.2 Pero

E 112 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 1.2 Pero. Il pero è uno degli alberi da frutto più coltivati nei paesi temperati, secondo solo al melo. Conosciuto fin dalla preistoria, numerosi documenti testimoniano come la coltura del pero risulti largamente diffusa nel bacino del Mediterraneo sia in epoca greca sia in quella romana. Anche in Estremo Oriente la diffusione è di origine remota, venendo coltivato in Cina da oltre 3.000 anni. Si distinguono due tipologie di pere, derivate da diverse specie di Pyrus: le pere occidentali, o europee, e le pere asiatiche. Le prime, diffuse principalmente in Europa, nel Nord e Sud America, Sudafrica e Australia, sono caratterizzate da una polpa con tessitura fondente e succosa, e aroma caratteristico. Le pere asiatiche, cui appartengono anche i Nashi, presentano una polpa dolce e scarsamente acida, di particolare succosità e croccantezza; sono coltivate quasi unicamente in Estremo Oriente (Cina, Giappone). La produzione mondiale di pere, per la maggior parte costituita da pere asiatiche, si avvicina a 17 milioni di tonnellate, in rapido e costante incremento negli ultimi anni, soprattutto a causa della notevole diffusione in Cina, il principale Paese produttore, il cui prodotto è triplicato negli ultimi dieci anni. Come conseguenza di questo incremento, il continente asiatico è passato da circa il 40% di un decennio fa a oltre il 60% della produzione mondiale di pere. Solo il 18% è di origine comunitaria. All interno della UE (nella prima decade del nuovo millennio) la produzione italiana rappresenta il 30% del totale, seguita da quella spagnola (22%), tedesca (16%) e francese (9%). I maggiori Paesi importatori UE, principalmente di prodotto contro stagione dall emisfero australe, sono Germania, Italia, Gran Bretagna e Spagna. I maggiori Paesi esportatori sono, nell ordine, Italia, Francia e Spagna. L Italia, la cui produzione annuale è di circa 900.000 t, è al secondo posto fra i produttori mondiali di pere precedendo di poco gli Stati Uniti (880.000). La maggior parte della produzione italiana è concentrata in Emilia-Romagna (oltre il 65% del totale, in prevalenza nelle province di Ferrara, Modena e Bologna) e in Veneto (oltre il 10%). Altre regioni interessate alla coltura sono Sicilia, Piemonte, Campania e Lombardia. Dal 1970, anno di massima produzione (circa 1.900.000 t), essa è costantemente diminuita fino a metà degli anni 80, cui è seguito un ventennio di sostanziale stabilità durante il quale la produzione è risultata a volte influenzata da avversi andamenti climatici. Le superfici investite si sono costantemente ridotte negli ultimi anni a causa dell epidemia di Erwinia amylowora, che ha interessato le zone di maggiore produzione del Paese. Oltre il 10% della produzione, soprattutto quella della cultivar William, è destinata a trasformazioni industriali (succhi, nettari, sciroppati, distillati). Le esportazioni e le importazioni italiane risultano piuttosto variabili negli anni: indicativamente, un quinto del prodotto viene esportato, principalmente verso il mercato tedesco, mentre circa 10-15.000 t di pere vengono importate ogni anno, in gran parte dall Argentina. Per quanto riguarda le pere asiatiche, introdotte in Italia all inizio degli anni 90, c è da evidenziare un loro rapido ridimensionamento in termini di superfici investite. Diversi sono stati i motivi di questo insuccesso: l imperfetta conoscenza del comportamento varietale, dell epoca ottimale di raccolta dei frutti e delle più idonee modalità di conservazione non ha consentito di apprezzare pienamente il prodotto presentato. Inoltre, l offerta di una grossa quantità di questi frutti ancora piuttosto sconosciuti nel nostro Paese ha comportato problemi di carattere commerciale. E03_1_Arboricoltura_speciale.indd 112 25/05/18 17:31 s g 1 m le P S s a P p s D a m s è d s s s s c s b o 3 p d g u c s s li 5 A c c fe fi ta 5

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis