1.2.1 Caratteri botanici e biologia della coltura

o e a a, a, n ne a, si i, e, e% a e si oe n ). al a e e a e. a nrn ini a e ati e Pomacee - PERO E 113 In considerazione della limitata importanza che attualmente rivestono nel nostro Paese, si preferisce esaminare solo superficialmente le loro caratteristiche, lasciando maggiore spazio alla specie da noi più diffusa e apprezzata. 1.2.1 Caratteri botanici e biologia della coltura. Il genere Pyrus appartiene alla famiglia delle Rosaceae. L areale di origine del genere sembra essere la zona sud-occidentale della Cina, da cui si è diffuso in tutto il continente asiatico fino a raggiungere l Europa. Più di 20 specie appartengono al genere Pyrus; la più coltivata in Europa, Nord America, Sud America, Africa e Australia è P. communis L.; fra le specie minori, P. nivalis Jacq., seppur molto limitatamente, è coltivata in Europa per la produzione di sidro, mentre in alcune zone del Nord America vengono coltivati per l industria di trasformazione ibridi di P. communis L. e P. pyrifolia (urm) Nak. In Asia, dove non sono apprezzate le pere europee, le specie più utilizzate sono P. pyrifolia (Burm.) Nak. (sin. P. serotina Rehd.), P. ussuriensis Maxim., P. bretscheideri Rehder, P. pashia Buch.-Ham. ex D. Don. e loro ibridi. Descrizione botanica: pere europee (P. communis L.). La pianta ha portamento assurgente, con forma tendenzialmente piramidale, poi globosa in età adulta, di vigoria medio-elevata, altezza fino a 10-15 m. Le radici, inizialmente fittonanti, si distendono in seguito nel terreno a poca profondità. La corteccia è bruna, rugosa con l età, il legno è duro e compatto. Le foglie sono di forma tendenzialmente ovale, glabre e lucenti, dotate di lungo picciolo, alla cui base si trovano due stipole caduche. In autunno, a seconda della varietà e del portinnesto, le foglie assumono tonalità giallastra o rossastra. Le gemme si distinguono in gemme a legno e miste e sono provviste di due sottogemme. Non tutte le foglie presentano all ascella una gemma, quelle prossimali di solito ne sono sprovviste. Sono presenti diversi tipi di rami fruttiferi. La lamburda è una corta branchetta (è il dardo la cui gemma terminale si è differenziata a fiore), inserita su un ramo di 2 o più anni, terminante con una gemma a frutto. La borsa è la porzione basale dell infiorescenza che si è ingrossata; è provvista di gemme laterali che possono originare lamburde, dardi e brindilli. Il brindillo è un ramo sottile e corto (inferiore a 30 cm) terminante solitamente con una gemma a fiore; le gemme a legno del brindillo possono evolversi facilmente in lamburde. Le zampe di gallo sono branchette provviste di borse, dardi e lamburde. Sono infine presenti rami misti di un anno in cui alcune gemme laterali sono a fiore. Tra i rami non fruttiferi, la lamburda vegetativa o dardo è un corto ramo originato da una gemma a legno e terminante con una gemma a legno che si evolverà a lamburda fruttifera negli anni successivi. Il ramo a legno presenta solo gemme a legno. Il succhione è un vigoroso ramo assurgente, mentre il pollone è simile al succhione, ma si origina dalla base del tronco o dalle radici. I fiori sono singoli, portati su infiorescenze (corimbi) solitamente di 5-7 elementi, con 5 petali bianchi, 5 sepali persistenti (si ritroveranno all estremità del frutto) e stami con antere rossastre. Alla base dell infiorescenza vi è una gemma a legno. L ultimo fiore a sbocciare è quello centrale. L epoca della fioritura è variabile e può risultare un carattere distintivo per le cultivar. La maggior parte delle cultivar è autoincompatibile, per cui è necessaria una fecondazione incrociata operata in genere da insetti, specialmente da api, anche se i fiori non sono molto attrattivi per questi pronubi. I frutti sono botanicamente falsi frutti in quanto originati dall ingrossamento del ricettacolo fiorale, di forma e dimensioni variabili con la varietà; internamente presentano 5 logge endocarpellari contenenti ognuna due semi. E03_1_Arboricoltura_speciale.indd 113 E 25/05/18 17:31

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis