1.2.2 Propagazione

E 114 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale La polpa a piena maturità è solitamente fondente e succosa, contiene spesso piccole granulazioni di cellule sclerificate (sclereidi). La fruttificazione per partenocarpia avviene frequentemente, soprattutto in alcune cultivar, originando frutti di dimensioni più ridotte rispetto a frutti prodotti da regolari fecondazioni. Il colore dell epidermide varia a seconda della cultivar e dello stato di maturazione. Tipica di alcune varietà (Conference e Kaiser) è una certa rugginosità dell epidermide, mentre è motivo di deprezzamento commerciale in William, Abate Fétel, Decana del Comizio. Descrizione botanica: pere asiatiche, Nashi - Pyrus pyrifolia (Burm.) Nak. (sin. P. serotina Rehd.). Poco sensibile a siccità e a elevate temperature estive. L impolli- d e F nazione è entomofila, la maggior parte delle cultivar è autoincompatibile, ma esistono anche fenomeni di incompatibilità intervarietale come fra le cultivar Kosui e Shinsui. I frutti sono generalmente globosi, talora molto grossi e provvisti di un lungo peduncolo. L epidermide è generalmente rugginosa. La polpa risulta molto croccante e succosa, particolarmente povera in acidi, caratteristica questa che spesso determina un sapore poco pronunciato. La specie, che si incrocia facilmente con P. communis L., presenta fattori di tolleranza a Erwinia amylovora e per tale motivo è stata utilizzata già alla fine del XIX secolo in USA per ottenere ibridi interspecifici resistenti a fuoco batterico, risultati però poco interessanti per la scarsa qualità dei frutti. a ti in 1.2.2 Propagazione. La propagazione commerciale delle cultivar di pero avviene vegetativamente, soprattutto per innesto su franco (selezioni di Pyrus communis L.), su cotogno (selezioni di Cydonia oblonga) o per micropropagazione. L utilizzo di materiale certificato dal punto di vista genetico-sanitario è di basilare importanza, in quanto le condizioni fitosanitarie del materiale influenzano notevolmente l affinità d innesto e il futuro rendimento produttivo. Per quanto riguarda il Nashi, le varietà coltivate risultano compatibili con tutte le specie del genere Pyrus, ma non con il cotogno, per cui si rende necessario un innesto intermedio. Cotogno. I moderni indirizzi della pericoltura prevedono alte densità di impianto a seguito della riduzione della vigoria delle piante, ottenuta mediante metodi agronomici quali una appropriata potatura, ma soprattutto attraverso portinnesti nanificanti. L utilizzo del cotogno permette infatti di contenere la vigoria degli alberi, ne anticipa l entrata in produzione e spesso è in grado di migliorare la qualità dei frutti. Va però sottolineato che il cotogno ha scarsa adattabilità a terreni poco fertili, calcarei, alcalini, oltre a una scarsa affinità con alcune cultivar. Per superare quest ultima difficoltà si può ricorrere a innesti intermedi con cultivar più compatibili. a. Cotogno BA 29. uno dei cotogni più rustici, tollerando fino al 6-7% di calcare attivo; molto diffuso, induce una vigoria abbastanza elevata, per cui non è consigliabile nei pereti a più alta densità di piantagione. scarsamente affine ad alcune cultivar molto diffuse quali William, Abate Fétel, Kaiser; per superare la disaffinità, viene consigliato l innesto intermedio di Butirra Hardy o Conference. b. Cotogno EM C. Risulta piuttosto esigente per quanto riguarda il terreno (esige terreni non siccitosi, con bassi tenori di calcare attivo, inferiori al 4-5%) ma, per la ridotta vigoria che induce e la precoce entrata in produzione, è il più adatto ai moderni impianti ad alta densità. c. Cotogno Sydo®. Induce una vigoria medio-scarsa, intermedia fra EMC e BA 29; si adatta meglio di quest ultimo a pereti ad alta densità e risulta meno esigente di EMC b E03_1_Arboricoltura_speciale.indd 114 25/05/18 17:31 a c d A s n 1 h c s d l m q s v la ( s

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis