1.2.5 Esigenze climatiche e pedologiche

edi eee oe o e o o e smi c n), oe e à: Pomacee - PERO E 117 La classificazione fra le cultivar di pero si basa spesso sull epoca di raccolta, distinguendo cultivar estive e autunno-invernali. Le cultivar di maggiore importanza fra quelle estive (raccolte fino a metà settembre) sono, in ordine di maturazione: Bella di Giugno, Precoce di Fiorano, Butirra precoce Morettini, Coscia, Spadona, Guyot, Santa Maria Morettini, William, Max Red Bartlett, Butirra Hardy. Fra le autunno-invernali: Conference, Abate Fétel, Buona Luisa d Avranches, Decana del Comizio, Kaiser, Packham s Triumph, Passa Crassana. Nelle regioni dell Italia settentrionale sono coltivate in prevalenza varietà a maturazione autunnoinvernale, mentre in quelle centro-meridionali sono più diffuse quelle precoci, per un mercato prevalentemente locale. Anche in ambito UE il numero delle varietà di pero coltivate risulta piuttosto limitato: Conference, la più diffusa con il 24% della produzione, è coltivata prevalentemente in Italia e Francia; è seguita da William (11,9%) e da Blanquilla (10,1%), una cultivar a maturazione precoce coltivata prevalentemente in Spagna. Abate Fétel rappresenta il 9,9% della produzione UE di pere; è molto diffusa in Italia, dove rappresenta il 27,6% della produzione ed è in fase espansiva rispetto ai primi anni 90. auspicabile per il futuro l affermazione dalle varietà resistenti al colpo di fuoco batterico; infatti è ragionevole ipotizzare una loro crescente importanza in considerazione del fatto che la malattia sta espandendosi sempre di più, raggiungendo anche le zone più marginali delle aree produttive. Alla luce di queste prospettive, assumono un certo interesse per la loro precocità alcune recenti cultivar: Etrusca, Turandot, Norma, Carmen, Tosca, Sabina (tutte di origine italiana), Delbard Precoce e Cascade (di origine straniera) e, per la loro scarsa sensibilità a fuoco batterico, Harrow Sweet (di origine USA), Aida e Bohème (di origine italiana). Per quanto riguarda il Nashi, fra le varietà che si sono meglio adattate al nostro ambiente di coltivazione e hanno evidenziato frutti di pregevoli caratteristiche si citano, in ordine di maturazione, Tama, Kosui, Hosui, Shinseiki, Nijisseiki, Shinko. E 1.2.5 Esigenze climatiche e pedologiche. Per quanto riguarda il freddo invernale, il pero risulta rustico, sopportando temperature piuttosto rigide; l innesto su Sydo®, BA 29 ed EMC sembra accrescere la sensibilità al freddo. Per un regolare comportamento vegeto-produttivo è necessario soddisfare un certo fabbisogno in freddo (circa 800-1.600 unità di freddo). In certe zone del Sud Italia, su alcune cultivar, in particolare se si utilizza il cotogno quale portinnesto, possono sorgere problemi dovuti al mancato soddisfacimento del fabbisogno di freddo invernale. La fioritura piuttosto precoce comporta un possibile rischio di danni da ritorni di freddo in primavera. Col procedere della fioritura aumenta la sensibilità al freddo: i frutti allegati risultano seriamente danneggiati da temperature inferiori a 22,7 °C, mentre allo stadio di bottoni fiorali si osservano danni solo con temperature vicine a 25 °C. Nelle zone idonee può essere utilizzata la tecnica dell irrigazione antibrina analogamente a quanto si fa con il melo. Valori elevati di umidità e lunghi periodi piovosi favoriscono l insorgenza di numerosi problemi di carattere fitosanitario quali ticchiolatura, Pseudomonas syringae pv. syringae (favorito da umidità e basse temperature), fuoco batterico, maculatura bruna. Per ciò che riguarda il terreno, il pero predilige terreni di media tessitura, moderatamente fine, con buon drenaggio, bassa percentuale di calcare attivo. Tollera meglio di altre specie i terreni pesanti, pur risentendone dal punto di vista produttivo. I portinnesti derivati dal cotogno sono più sensibili al calcare e in genere all alcalinità del terreno (manifesta sofferenza e clorosi) del franco. E03_1_Arboricoltura_speciale.indd 117 25/05/18 17:31

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis