1.2.6 Tecnica colturale

E 118 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 1.2.6 Tecnica colturale Operazioni di impianto. Prima di programmare e provvedere alle operazioni di sistemazione del terreno e di impianto, occorre valutare la vocazionalità dell area alla coltivazione del pero e scegliere le varietà che meglio utilizzano le condizioni pedoclimatiche della zona. In caso di reimpianto occorre prestare attenzione all asportazione accurata dei residui colturali e all utilizzo appropriato dei portinnesti, favorendo quelli più adatti al ristoppio e considerando che la vigoria degli alberi in caso di reimpianto risulterà più ridotta. Le lavorazioni pre-impianto sono spesso improntate verso un ridotto consumo energetico, riducendo per esempio la profondità di aratura rispetto ad alcuni anni fa. importante non trascurare l esecuzione di accurate regimazioni idrauliche, effettuate spesso mediante drenaggi sotterranei. I risultati dell analisi del terreno devono orientare la concimazione pre-impianto: i quantitativi di fertilizzanti da apportare sono legati alla tessitura e alla capacità di scambio cationico (CSC). Occorre quindi procedere con attenzione per evitare squilibri nutrizionali e, soprattutto, per mantenere un livello di fertilità adeguato che consenta di massimizzare i risultati produttivi. Occorre porre subito particolare attenzione al contenuto in calcare attivo che può risultare limitante per alcuni portinnesti. molto importante garantire la localizzazione, in prossimità dello spazio esplorato dalle radici, degli elementi fertilizzanti dotati di scarsa mobilità, come fosforo e potassio, per cui buona parte della quantità che verrà asportata dalla coltura può essere fornita in pre-impianto. L impiego di sostanza organica prima dell impianto deve privilegiare la funzione ammendante, miglioratrice della struttura del terreno, rispetto a quella fertilizzante: è preferibile quindi utilizzare materiali caratterizzati da elevati rapporti carbonio/azoto (.15). Non è previsto l impiego di concimi azotati prima dell impianto degli alberi. L orientamento preferibile dei filari è quello nord-sud, che consente una migliore intercettazione luminosa. Le dimensioni degli appezzamenti dipendono dalla regimazione idrica, preferendo comunque mantenere file piuttosto lunghe per ottimizzare i rendimenti delle macchine agricole impiegate. Dopo le sistemazioni idrauliche e l aratura, il terreno viene preparato per l impianto e vengono segnati i punti in cui saranno infissi i pali di sostegno. Successivamente si procede al fissaggio dei fili di sostegno e dei tiranti. Per la messa a dimora degli astoni, si procede tracciando un solco lungo la fila, si fissano le piante al primo filo e successivamente, utilizzando allo scopo una fresa, si ricopre il solco; la terra sminuzzata che ricopre le radici deve a questo punto essere compattata. Dopo l impianto si installa solitamente anche l impianto di irrigazione localizzata. Si sta diffondendo anche l uso di coperture di rete antigrandine, in varie tipologie. Particolare attenzione va posta al materiale vivaistico: è importante, infatti, fare ricorso a materiale certificato dal punto di vista genetico-sanitario. Presso i vivai sono disponibili varie tipologie di astoni, più o meno congeniali al tipo di impianto previsto: astoni tradizionali di 2 anni ottenuti con innesto a gemma, quelli di 2 anni Knip , quelli di un anno. Gli astoni che si pongono a dimora devono presentare un apparato radicale integro, ben sviluppato ed essere ben ramificati, provvisti di germogli laterali inseriti con regolarità e con vigoria decrescente dalla base verso l apice. La presenza di rami anticipati permette una più rapida entrata in produzione. In caso di assenza di anticipati si raccorcia l astone (si ritarda l entrata in fruttificazione) o mediante piegature e trattamenti ormonali. E03_1_Arboricoltura_speciale.indd 118 25/05/18 17:31 F fo c p c te te S r è c n s c im P li a c s s d N c n d r g te r P z d c z 6 e a r in fr d q G c

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis