SEZIONE E

ia ie li io ni fo o en e e o siaa ti o e ai ao e o a o oe i, ai e , o li di ne Pomacee - PERO E 119 Forme di allevamento. Attualmente sono quasi completamente abbandonate tanto le forme di allevamento in volume, quali il vaso e la piramide, quanto quelle alte e strette, come la palmetta regolare. Le forme di allevamento ora più diffuse sono il fusetto e la palmetta anticipata, nonché, per elevate densità di impianto, forme a V o cordoni continui. Il fusetto consente l ottenimento di una forma conica, mediante branchette tendenzialmente orizzontali di lunghezza decrescente verso l apice dell albero; permette di intensificare la densità di piantagione mantenendo contenuti i costi di gestione. Sono state proposte modifiche, quali forme a S o a Y . La palmetta anticipata viene utilizzata con portinnesti vigorosi: è una forma meno regolare del passato, che sviluppa parzialmente anche lungo l interfilare. La forma a V è ottenuta inclinando alternativamente le piante con angoli prossimi a 20°, ottenendo così due pareti produttive divaricate in modo da favorire l illuminazione. Per contro necessita di una struttura di sostegno più robusta e costosa; si utilizza con elevate densità d impianto (3.000-5.000 piante/ha). Il cordone verticale è utilizzato per impianti con elevatissima densità di piantagione (oltre 5.000 piante/ha); richiede elevati costi di impianto e necessita di portinnesti poco vigorosi. Potatura di allevamento. Nel fusetto gli interventi durante il primo anno si limitano all eliminazione di rami male inseriti o concorrenti ed eventualmente a leggere piegature per aiutare lo sviluppo dell asse centrale. Nella primavera successiva si frenerà lo sviluppo della cima (deviandola su un laterale debole), favorendo il rivestimento sottostante. Durante la stagione vegetativa si ripeteranno interventi di potatura verde, quali piegature e soppressione di rami concorrenti e succhioni. Solitamente, ripetendo queste operazioni anche nei due anni successivi, al termine del quarto anno la struttura scheletrica risulterà definitiva. Nella palmetta si tende a sfruttare eventuali rami anticipati presenti sull astone; può essere conveniente piegare l astone (eventualmente piegando ulteriormente in direzione opposta nel corso della stagione e ripetendo le piegature l anno successivo) per favorire l emissione di germogli laterali al fine di non effettuare la spuntatura dell astone. Le branche basali direzionate lungo il filare hanno angoli di inserzione di circa 45° e vengono mantenuti anche germogli che si sviluppano nell interfila. Le branche superiori (a 60-80 cm) vanno mantenute più contenute mediante tagli di ritorno. Le potature verdi prevedono la soppressione di rami concorrenti e succhioni, l alleggerimento delle cime e le piegature. Potatura di produzione. La potatura di produzione mira al graduale rinnovo delle formazioni fruttifere, che nel pero invecchiano precocemente, migliorando la qualità delle produzioni, anche se vi è un diverso comportamento produttivo delle varietà: nelle cultivar che preferibilmente fruttificano su lamburde (Abate Fétel, Conference, Decana del Comizio), il rinnovo vegetativo deve essere più accentuato, con spuntatura delle branchette a 6-7 gemme se verticali o 3-4 se più orizzontali. Le cultivar come William, Max Red Bartlett e Kaiser, che fruttificano principalmente su brindilli e rami misti (ma anche su lamburde), andranno invece potate limitando il rinnovo delle formazioni fruttifere (si attenderà che i rami invecchino prima di effettuare tagli di ritorno) e non accorciando i rami a frutto, che invece vanno diradati. Nelle cultivar più deboli (Max Red Bartlett), il diradamento di rami fruttiferi (brindilli coronati) è fondamentale per avere un migliore equilibrio vegeto- produttivo dell albero. La pratica del diradamento dei frutti, qualora necessaria, è manuale in quanto non si hanno ancora validi prodotti chimici diradanti. Gestione del suolo. Il problema del contenimento delle erbe infestanti può essere risolto con interventi agronomici o chimici. Si può in pratica adottare una lavorazione del terreno E03_1_Arboricoltura_speciale.indd 119 E 25/05/18 17:31

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis