1.4 Nespolo comune

E 124 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 1.4 Nespolo comune. In Italia, l importanza e la diffusione della coltura sono piuttosto limitate poiché la specie non è normalmente coltivata in frutteti specializzati, ma è presente solo come piante sparse o in brevi filari. L entità della produzione nazionale è quindi sconosciuta. 1.4.1 Caratteri botanici e biologia della coltura. Il nespolo comune (Mespilus germanica L.) appartiene alla famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia Pomoideae. Specie decidua, di scarso sviluppo, a portamento talvolta cespuglioso, con apparato radicale superficiale ed espanso. Foglie lanceolate con marcate nervature, finemente tomentose nella pagina inferiore. Fiore ermafrodita, solitario all apice di un germoglio, lungo 4-8 cm, con petali bianchi e corolla di 2-5 cm di diametro. La specie, autofertile, fruttifica anche per partenocarpia. Il frutto, di peso variabile da 10 a 40 g, è un nuculanio, ossia un particolare tipo di pomo, con estremità calicina a coppa più o meno allargata (occhio), che contiene 3-5 grossi semi legnosi scarsamente germinabili. Alla raccolta la polpa, di colore bianco-verdastro, è soda e particolarmente astringente; diventa di colore brunorossastro, morbida e dolce dopo i processi enzimatici legati al cosiddetto ammezzimento. 1.4.2 Propagazione. La riproduzione è sconsigliata per la germinazione difficile e ritardata; l innesto a gemma o a marza si effettua su biancospino e pero per terreni leggeri, asciutti e calcarei, e su cotogno e franco per terreni freschi e pesanti. 1.4.3 Miglioramento genetico. La selezione in popolazioni locali ha fornito cultivar con pezzatura dei frutti particolarmente elevata. 1.4.4 Varietà coltivate. Il vivaismo italiano offre astoni sia con denominazioni generiche (es. Nespolo comune) sia con indicazioni varietali precise quali: Grosso di Germania, Mostruoso d Olanda e Gigante di Castelrainero. 1.4.5 Esigenze climatiche e pedologiche. Sopporta bene le gelate invernali e, a causa della fioritura tardiva, sfugge alle gelate primaverili. Si adatta a numerosi tipi di suolo, pur prediligendo quelli freschi, ma ben drenati e fertili, soprattutto se innestato su certi portinnesti. Particolare riguardo, inoltre, deve essere posto al contenuto in calcare attivo quando si utilizzano astoni su cotogno. 1.4.6 Disegno del frutteto, impianto e potatura di allevamento. Nel nostro Paese non esistono indicazioni tecniche relative a impianti specializzati. Talvolta si ritrova allevato in forma semi-appiattita ai margini di altre coltivazioni a formare siepi, anche monovarietali, in cui le piante sono poste a una distanza di 2,5-3,5 m. Spesso si riscontrano alberi sparsi in forma libera. 1.4.7 Tecnica colturale Potatura. La potatura di produzione consiste principalmente nell asportazione dei rami misti che hanno già fruttificato, per stimolare il rinnovo vegetativo e privilegiare la produzione su vigorosi rami misti di 1-2 anni di età. Gestione del suolo. Non ci sono esperienze al riguardo, ma per similitudine dell apparato radicale, si rimanda a quanto riportato per il cotogno. Fertilizzazione, irrigazione, diradamento dei frutti, tecniche speciali. Non sono note indicazioni sperimentali o empiriche al riguardo. Raccolta. Manuale, dall ultima decade di ottobre a novembre, ma sempre e comunque prima dell ammezzimento della polpa, che dovrà avvenire in fruttaio. La raccolta viene agevolata dall impiego di cesoie per recidere il peduncolo lignificato. E03_1_Arboricoltura_speciale.indd 124 25/05/18 17:31 1 m is 1 c d p 1 a e 1 p s a 1 s to c r a to v g L 1 te te fr 1 a m e 1 in d 1 r n v in s n

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis