2. Drupacee

E 128 E.3 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 2. Drupacee 2.1 Pesco. Il pesco insieme ad albicocco, susino, ciliegio, mandorlo e giuggiolo è raggruppato agronomicamente nelle Drupacee (da drupa). L introduzione del pesco in Italia risale all epoca romana e grazie alle favorevoli condizioni climatiche la sua coltivazione si è rapidamente diffusa in tutta la penisola. Le basi della moderna peschicoltura industriale sono state poste a Massalombarda (Ravenna), all inizio del XX secolo, e il massimo sviluppo si è raggiunto dopo la seconda guerra mondiale, negli anni 60 e 70. Attualmente l Italia è il secondo produttore mondiale di pesche dopo la Cina. Due sono le Regioni più importanti: l Emilia-Romagna, con il 22,4% della superficie a pesco e il 47,8% della superficie a nettarine, e la Campania, rispettivamente con il 25,3% e il 13% delle superfici nazionali. Altre importanti Regioni sono il Piemonte (7,1 e 10,8%), il Veneto (6,2 e 10,2%), la Sicilia (8,2 e 2,2%), la Puglia (5,7 e 1,5%), la Calabria (4,6 e 3,2%) e il Lazio (4,6 e 2,8%). Una chiara differenza tra le aree di produzione settentrionali e quelle meridionali è la maggiore importanza relativa delle nettarine al nord e delle pesche al sud. L incremento delle nettarine rispetto alle pesche è, comunque, evidente in tutte le regioni del Paese. La superficie complessiva a pesco, negli ultimi 10 anni, è diminuita da circa 80.000 a 67.000 ha; nello stesso periodo le nettarine hanno mantenuto la stessa superficie di circa 34.000 ha. L andamento della produzione è decrescente per le pesche (da 1.200.000 t all inizio degli anni 90 a 1.100.000 t all inizio del 2000), mentre è crescente per le nettarine (da 500.000 t a 600.000 t nello stesso periodo). Ciò è dovuto a diversi fattori, come l abbandono delle aree meno vocate, la disponibilità di cultivar e portainnesti più produttivi, il miglioramento della professionalità dei peschicoltori. Un altro chiaro fenomeno è il progressivo spostamento della coltura dalle aree settentrionali a quelle centro-meridionali per le più favorevoli condizioni climatiche e la maggiore disponibilità di cultivar selezionate per climi a inverno mite. 2.1.1 Caratteri botanici e biologia della coltura. Il pesco appartiene alla famiglia delle Rosacee, tribù delle Amigdaleae, sezione delle Prunoideae e, secondo la classificazione più seguita, al genere Prunus e alla specie persica. A Prunus persica Stokes appartengono le forme: vulgaris Mill., o pesco comune, laevis DC, o pesco-noce o nettarina, platicarpa Bailey o pesche piatte. Il pesco ha un corredo cromosomico diploide (2n 5 16). Le radici del pesco hanno un tipico colore aranciato, con lenticelle ben evidenti e coprono una superficie circa doppia rispetto alla proiezione della chioma, mentre in profondità sono comprese tra 0 e 100 cm con la maggiore concentrazione tra 20 e 60 cm. La pianta assume una forma a globo e raggiunge un altezza di 4-6 m. I rami, a seconda delle dimensioni e della distribuzione delle gemme a fiore, sono classificati in rami misti, brindilli, mazzetti di maggio, succhioni. Le gemme possono essere a legno (più appuntite) o a fiore (più tondeggianti), spesso presenti sullo stesso nodo. Le gemme a fiore si differenziano nell anno precedente la loro schiusura. Il fiore è di due tipi: rosaceo (petali di colore rosa chiaro, grandi, completamente aperti) o campanulaceo (petali di colore rosa intenso, più piccoli, che non si distendono completamente). Il calice è gamosepalo, l ovario è generalmente unico, rivestito di tricomi (pesche) o glabro (nettarine). Gli stami sono mediamente 20-25. Il frutto è una drupa di forma più o meno globosa, a eccezione delle platicarpe. Le foglie sono lanceolate, lunghe mediamente 140-180 mm e larghe 40-50 mm. La fioritura è legata al fabbisogno in freddo (da poche decine fino a 1.000 e più ore di freddo) e all andamento climatico E03_2-1_Drupacee_pesco.indd 128 25/05/18 17:35 e d fi 2 m Q a p m s n n la e d tr a tr n in la P v s p F a M z ti o in Ib g la te n ( Ib le z m u

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis