2.1.2 Propagazione

è n aa il 0. e o il ), 6 nd e, ie ot o e, olni le oi- oom. a mi ù e i: o Il o a e n o Drupacee - PESCO E 129 e avviene, per la maggioranza delle cultivar, tra la fine di febbraio e la seconda metà di marzo. La maturazione dei frutti comincia all inizio di maggio e si protrae fino alla fine di novembre. 2.1.2 Propagazione. La propagazione delle cultivar di pesco avviene quasi esclusivamente per innesto, anche se è possibile l utilizzazione di piante autoradicate in vitro. Quest ultima tecnica, nonostante i buoni risultati sperimentali e applicativi, non ha avuto diffusione principalmente per ragioni di organizzazione vivaistica e di costi. La propagazione dei portainnesti avviene sia per seme sia per via agamica (quasi esclusivamente per micropropagazione in vitro, in qualche caso per talea legnosa o semilegnosa). Nella propagazione per seme, per ottenere un elevata e uniforme germinazione, i noccioli si conservano alla temperatura di 3-5 °C per 10-12 settimane, prima della semina in semenzaio o direttamente in vivaio. I tipi di innesto più utilizzati per il pesco sono la gemma dormiente a fine estate e il chip budding che ha il vantaggio di poter essere effettuato sia a fine estate sia a fine inverno. L innesto a gemma prevede l inserimento di uno scudetto di corteccia con una gemma al centro inserita sotto la corteccia, mentre l innesto a chip budding prevede uno scudetto di corteccia e legno con una gemma al centro inserita a incastro sul portainnesto. Altri innesti usati per il pesco sono il triangolo (eseguito tra gennaio e febbraio) e lo spacco (eseguito tra febbraio e marzo). Accanto alla produzione tradizionale di astoni di un anno d innesto e 2 anni di portainnesto, si sta rapidamente affermando la produzione di astoni prodotti in un solo anno innestando portainnesti molto giovani in serra durante i mesi invernali e completando la formazione della pianta in vivaio entro l autunno successivo. Portainnesti. Il progetto del Ministero per le Politiche Agricole Liste di orientamento varietale dei fruttiferi , cofinanziato dalle principali Regioni frutticole italiane, ha consentito di sperimentare e individuare i portainnesti più adatti alle diverse condizioni pedoclimatiche del Paese. Franchi. Si moltiplicano per seme; sono adatti a terreni di medio impasto con calcare attivo non superiore al 3-4%, precedentemente non coltivati a pesco. I principali sono: Monclar, franco molto vigoroso, uniforme, tra i più affidabili in tutte le aree di coltivazione; PSB2, appena meno vigoroso del Monclar, rustico e adatto anche a terreni relativamente compatti e siccitosi; Missour, franco di buon vigore e rusticità, non sempre omogeneo in funzione della fonte dei semi; PSA5 e PSA7, franco poco vigoroso (10-15% inferiore al PSB2), anticipa la maturazione dei frutti di 2-4 giorni. Ibridi pesco 3 mandorlo. Si moltiplicano in vitro oppure per talea semilegnosa o legnosa; resistono a contenuti di calcare attivo dell ordine del 12-14% e tollerano meglio la siccità rispetto al franco. GF677 è il portainnesto più utilizzato in Italia e nel Mediterraneo, molto vigoroso, produttivo, tollera fino al 13% di calcare attivo, sensibile ai nematodi galligeni e alla Phytophthora; Sirio è il più debole dei portainnesti consigliati (225-30% rispetto al Monclar), adatto solo a terreni molto fertili. Ibridi pesco 3 davidiana. Si moltiplicano in vitro oppure per talea semilegnosa o legnosa; sono resistenti o tolleranti ai nematodi galligeni e sono idonei per la coltivazione in terreno ristoppiato. Cadaman è un portainnesto vigoroso come GF677, o poco meno, resistente ai nematodi e rustico. Barrier 1 è di vigore simile a Cadaman, induce un ritardo di fioritura e di maturazione di alcuni giorni rispetto al franco. E03_2-1_Drupacee_pesco.indd 129 E 25/05/18 17:35

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis