2.1.5 Esigenze climatiche e pedologiche

E 134 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 2.1.5 Esigenze climatiche e pedologiche. Il pesco è una specie diffusa tra i 30° e i 45° di latitudine e trova condizioni climatiche ideali nei Paesi del Mediterraneo. Le temperature minime che provocano danni alla pianta durante il pieno riposo vegetativo variano da circa 214 a 216 °C; finito il riposo vegetativo, le temperature minime in grado di provocare danni si innalzano progressivamente: 27 °C a gemma gonfia, 23,5/24,0 °C a bottoni rosa, 21,8/22,0 °C alla caduta dei petali; 21,3/21,5 °C alla scamiciatura, 21,0 °C a frutto allegato. Le gemme a fiore, che si differenziano a partire dal mese di maggio-giugno per schiudere nella primavera successiva, devono soddisfare il fabbisogno di freddo calcolato convenzionalmente in un numero di ore di freddo a temperatura inferiore a 7,2 °C da ottobre a febbraio o in unità di freddo, secondo un calcolo che non si allontana molto dal precedente. Il fabbisogno in freddo del pesco varia da 0 a oltre 1.000 ore, anche se la maggior parte delle cultivar ha una esigenza di freddo invernale che varia da 5-600 a 7-800 ore. Il terreno ideale per il pesco è quello di medio impasto tendente allo sciolto, definizione con la quale viene indicato un terreno contenente il 60-70% di sabbia e il 20-30% di argilla o limo, ben provvisto di sostanza organica (2-3%), profondo, fresco, con sottosuolo permeabile, a reazione neutra. Il pesco è tra le specie più sensibili all asfissia radicale: pertanto, occorre evitare i ristagni idrici e va assicurato alla coltura un sufficiente franco di coltivazione di 80-100 centimetri. Un terreno ben drenato rende la pianta meno sensibile a diversi parassiti presenti nel terreno che, al contrario, sono favoriti da umidità ristagnante, come Armillaria, Rosellinia, Phytophthora. I terreni eccessivamente sciolti o sabbiosi, pur essendo adatti al pesco dal punto di vista fisico, assecondano la diffusione dei nematodi galligeni (Meloidogyne javanica e M. incognita). Il pesco è particolarmente sensibile alla carenza di azoto, che si traduce in un insufficiente rinnovo vegetativo, e alla carenza di ferro, che si manifesta con clorosi fogliare in coincidenza di contenuti in calcare attivo superiori al 5% o di pH superiori a 8. Terreni acidi sono correlati con il grave fenomeno di deperimento del pesco denominato vita breve (short life), esteso a molti stati peschicoli dell Est degli Stati Uniti. 2.1.6 Impianto del frutteto. I disegni, o sesti, comunemente adottati per le piante arboree da frutto e pertanto anche per il pesco, sono il rettangolo, il quadro, il quinconce (le piante sono poste ai vertici di un triangolo equilatero), il settonce (le piante sono poste ai vertici di un triangolo isoscele). L impianto viene di norma eseguito a radice nuda durante il periodo di riposo vegetativo, ma la crescente diffusione della produzione vivaistica di piante in contenitori, sia come portainnesti sia come piante innestate, fa sì che l impianto si possa eseguire anche in maggio-giugno con piante in vegetazione. Le ragioni di tale scelta sono diverse (indisponibilità di piante nel periodo invernale, indisponibilità o impraticabilità del terreno, costo delle piante, ecc.). Indipendentemente dal sesto di impianto e dalla forma di allevamento, l impianto può essere realizzato con diverso materiale di propagazione: astone, pianta a gemma dormiente, portainnesto innestato a dimora. In linea generale è preferibile eseguire l impianto con piante innestate, ma è ancora molto diffuso l impianto del portainnesto e il successivo innesto a dimora da parte, soprattutto, dei piccoli frutticoltori. Influenza della cultivar. La variabilità di vigore e di habitus vegeto-produttivo delle cultivar di pesco non è quasi mai tale da influenzare la scelta della forma di allevamento quanto, più frequentemente, i criteri di potatura di produzione. Influenza del portainnesto. Nonostante l impegno di numerosi istituti di ricerca, fino ad ora non si è affermato nessun portainnesto veramente nanizzante del pesco. L unica E03_2-1_Drupacee_pesco.indd 134 25/05/18 17:35 v M n In in in fr m fo g r In d d d n L v ta D c p g 2 d 2 m r 6 l ta d e g F p a m s è

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis