2.1.7 Potatura e forme di allevamento

e e ae a, a une er eil o, an e o ni o, n si ri e. re o e oa e. e, o a e o e o o a Drupacee - PESCO E 135 vera innovazione degli ultimi decenni, nel campo dei portainnesti, è stato il Pesco 3 Mandorlo GF677, caratterizzato da una vigoria appena superiore a quella del franco e non tale da influenzare sostanzialmente la scelta della forma di allevamento. Influenza delle condizioni ambientali. La frequenza e la severità delle gelate invernali influenzano la scelta dell altezza della impalcatura da terra e dell intera chioma fruttificante, in quanto è noto che i danni da freddo più gravi si manifestano entro 1-2 m dal suolo. La frequenza e la severità dei venti suggeriscono, al contrario, di contenere l altezza della chioma per ridurre i danni. Anche l intensità della insolazione estiva influisce sulla scelta della forma di allevamento nonché sui tempi e sull intensità della potatura estiva. Il rischio della grandine condiziona ugualmente i tempi e l intensità della potatura estiva, che è opportuno rinviare a dopo la raccolta per ridurre i danni sui frutti in caso di evento grandinigeno. Influenza delle condizioni colturali e socio-culturali. La densità di impianto e la forma di allevamento possono essere influenzate dalla disponibilità o meno dell irrigazione e dalla natura del terreno, fattori che possono modificare in misura importante la vigoria delle piante. Anche la giacitura in pianura o in collina e la relativa sistemazione del terreno determinano le scelte del peschicoltore per quanto riguarda la forma di allevamento. La differenza più importante è tra la piccola azienda familiare e la grande azienda, poiché variano molto i criteri di valutazione dei costi della manodopera, la disponibilità di capitali iniziali, le dimensioni degli appezzamenti e degli impianti frutticoli. Densità e sesto di impianto. L incremento del numero di piante per ettaro è il fattore che più ha contribuito a ridurre il periodo improduttivo iniziale e a consentire medie produttive molto elevate. Prove sperimentali effettuate confrontando densità di piantagione crescenti fino a 10.000 piante per ettaro hanno evidenziato come, oltre le 1.5002.000 piante, con i portainnesti Franco e GF677, si verifichi uno scadimento qualitativo della produzione (minore pezzatura, colorazione e consistenza dei frutti). E 2.1.7 Potatura e forme di allevamento. L Italia è il paese dove le forme di allevamento hanno fatto registrare la maggiore evoluzione negli ultimi 50 anni. La prima rivoluzione è stata l adozione della palmetta a branche oblique, all inizio degli anni 60, che introduceva alcuni nuovi concetti che avrebbero guidato negli anni successivi l evoluzione della peschicoltura moderna: la ricerca di una forma di allevamento adattata alle macchine per una più razionale e integrata meccanizzazione e l aumento della densità di impianto per raggiungere più rapidamente il massimo sviluppo del frutteto e, quindi, la piena fruttificazione. Le forme di allevamento si possono classificare in tre gruppi: in volume, a parete verticale, a parete inclinata. Forme in volume. Il vaso attualmente più diffuso è il vasetto ritardato, frutto di una importante evoluzione rispetto a quello classico e caratterizzato dalle seguenti peculiarità: l a densità di impianto è media (intorno alle 500-600 piante per ettaro); l altezza delle piante è contenuta entro i 2,5 m dal suolo o poco più per consentire l esecuzione di tutte le operazioni manuali da terra; l a potatura verde, sia nella fase di allevamento sia in quella di produzione, è fondamentale; la struttura scheletrica è costituita solo da branche di I e II ordine. Dalla fine degli anni 70 si è diffusa dalla provincia di Ravenna questa originale forma di allevamento con distanze di impianto di 5,5-6,0 3 3-4 m. L impianto si esegue preferibilmente con astoni non spuntati provvisti di buoni rami anticipati. Nel caso in cui l astone sia troppo vigoroso, o comunque di cattiva qualità e sprovvisto di buone gemme a legno, è preferibile spuntarlo a 10-15 cm sopra il punto d innesto e ricostituire la pianta da un E03_2-1_Drupacee_pesco.indd 135 25/05/18 17:35

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis