2.1.8 Tecnica colturale

E 136 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale nuovo germoglio. Anche le piante a gemma dormiente si possono utilizzare per questa forma di allevamento. La potatura dei primi 2 anni è ridotta praticamente a zero, a eccezione della eliminazione dei rami inseriti sui primi 40 cm di tronco. Dopo la raccolta, alla terza foglia, l asse centrale viene tagliato in modo da lasciare 3-4 branche permanenti, la cui altezza verrà mantenuta a un altezza di 2,5-3,0 m da terra. Forme a parete verticale. Queste forme stanno perdendo di importanza, pur conservando una loro validità tecnico-economica nelle condizioni adatte. In mancanza di validi portainnesti nanizzanti, la parete fruttifera deve essere alta circa 4 m, fatto che rende obbligatorio l uso di carri a piattaforme laterali, oggi molto costosi; inoltre, è ormai accertato che il rendimento medio degli operatori è nettamente maggiore quando il lavoro è fatto da terra rispetto a quando è fatto su un carro. Le due forme di allevamento del pesco che hanno dato una fisionomia alla peschicoltura italiana dagli anni 60 agli anni 90 sono state prima la palmetta e poi il fusetto. Palmetta. Le distanze di impianto della palmetta, oggi, sono più contenute che in passato (4,5 3 3-3,5 invece di 4,5-5 3 4,5-5); ciò comporta essenzialmente due vantaggi: una più precoce fruttificazione e una più rapida e facile creazione della struttura scheletrica costituita da un asse centrale e tre impalcature (la prima a 50-60 cm dal suolo, la seconda a 110-120 cm dalla prima, la terza a 90-100 cm dalla seconda). L allestimento dell impalcatura di pali e fili è di grande utilità per una migliore, più facile e, in ultima analisi, più economica potatura. Il primo filo va posto a 50-60 cm dal suolo, il secondo a 100-120 cm dal primo, il terzo a 90-100 cm dal secondo. Fusetto. Il fusetto combina i vantaggi della parete fruttifera della palmetta e quelli della elevata densità. Le distanze di impianto sono di 4,5-5 m tra le file e di 1,5-2 m tra le piante. La struttura scheletrica del fusetto è costituita da un asse centrale permanente e da branchette distribuite nell arco di 360°, distanziate tra loro in altezza di 30-50 cm, più lunghe alla base e man mano più corte spostandosi verso l apice. Forme a pareti inclinate. La forma a pareti inclinate più nota è il Tatura trellis, più conosciuta in Italia come Y o Y trasversale . Il sistema di allevamento messo a punto da un gruppo di ricercatori della Stazione sperimentale di Tatura in Australia, una ventina di anni fa, ha suscitato interesse in molti Paesi frutticoli per la sua originalità e per le possibilità potenziali di meccanizzazione integrale. In effetti la meccanizzazione integrale non è applicabile alle cultivar per il consumo fresco a causa dello scadimento qualitativo della produzione. Il sistema di allevamento prevede un intelaiatura fissa di pali e di fili e un accurata potatura d allevamento fino a quando non si è completata la struttura prevista. In Italia la forma a Y ha trovato la sua iniziale valorizzazione in impianti sotto serra per anticipare la maturazione delle cultivar precoci, dove ha il vantaggio di poter posizionare i pali di sostegno della struttura della serra sul filare lasciando l interfilare libero per il passaggio delle macchine; tuttavia oggi è adottata anche per impianti di pieno campo per la produttività elevata e la relativa economicità di gestione. L Y adottato in Italia si differenzia dal Tatura trellis per una distanza di impianto più stretta tra le file (4,5-5 m invece di 5,5-6,0) e una maggiore distanza tra le piante (1,5-2 m invece di 1). Il sesto più razionale è il triangolo poiché riduce l ombreggiamento reciproco delle branche contrapposte dei filari contigui che si ha con il sesto rettangolo. 2.1.8 Tecnica colturale Potatura di produzione. Lo scopo della potatura di produzione è mantenere l equilibrio tra attività vegetativa e produttiva, in modo da assicurare una produzione di buona qualità e costante negli anni. Il rapporto tra i vari tipi di ramo a frutto e la loro fertilità e, di conseguenza, l intensità del loro diradamento dipendono da molti fattori: età delle piante, vigoria, E03_2-1_Drupacee_pesco.indd 136 25/05/18 17:35 c e v D ta in n n d e l c d fr c b p m d s I m c d G r p im d l te l

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis