SEZIONE E

a ea a rie ai ao li si: ea o a o a e e m, on ni oie. a e ta odi e o o à ea, Drupacee - PESCO E 137 caratteristiche genetiche della cultivar, relazione tra pianta e clima (es. fabbisogno in freddo e caldo delle gemme, sensibilità alle gelate, ecc.). Nelle piante adulte, in normali condizioni vegetative, la potatura di produzione si esegue secondo i seguenti criteri: c on il taglio viene eliminato il 50-70% dei rami a frutto; l intensità di potatura dipenderà, comunque, dalle osservazioni sulla fertilità delle singole cultivar nelle condizioni dell azienda, dalla valutazione della potenzialità produttiva delle piante e dalla destinazione del prodotto; i rami misti non si spuntano, ma si diradano e ciò favorisce una più rapida esecuzione della potatura. La spuntatura si può rendere necessaria quando, a causa della insufficiente lignificazione della parte terminale, il ramo viene danneggiato dal freddo, dalla salsedine nelle aree vicine al mare e da crittogame; l e branchette inserite sulla struttura permanente della pianta devono essere raccorciate in modo da mantenere la dimensione della pianta entro i limiti della razionalità che è determinata dalla distanza d impianto e dalla necessità di favorire una buona illuminazione anche della parte interna della chioma; è opportuno iniziare la potatura dalla cima di una branca (di I o II ordine) scendendo verso la base e osservando il criterio di individuare il prolungamento della branca in un ramo misto, distribuire razionalmente la vegetazione e rispettare una certa conicità della branca stessa per permettere una buona penetrazione della luce nella chioma. Diradamento dei frutti. Il diradamento dei frutticini rappresenta la pratica che più direttamente assicura una produzione di qualità. Una sua tempestiva applicazione garantisce, infatti, una maggiore pezzatura, una più intensa colorazione e migliori caratteristiche organolettiche dei frutti. Tale pratica viene generalmente applicata dopo la cascola dei frutticini non fecondati e in corrispondenza di un diametro medio dei frutti di 15-30 mm. L efficacia del diradamento diminuisce quanto più tardivamente esso viene applicato. Esso può essere effettuato manualmente, chimicamente e meccanicamente. Nel diradamento manuale l operatore, tenendo conto della densità di piantagione, della forma di allevamento e della cultivar, deve fissare in primo luogo la carica di frutti per albero atta a garantire un livello produttivo soddisfacente. Al momento del diradamento dovrà lasciare sull albero un numero di frutti superiore del 10% rispetto a quello che definisce la carica ottimale, al fine di cautelarsi contro cascole successive. Nella esecuzione dell operazione si dovrà assicurare una distribuzione uniforme dei frutti in tutta la chioma, lasciando più frutti sui rami vigorosi e meglio posizionati, eliminando i frutti difettosi (deformi, doppi) e più piccoli. Il diradamento chimico sfortunatamente è una pratica che trova scarsa applicazione nel pesco; infatti i risultati di una vasta sperimentazione, condotta anche nel nostro Paese, hanno posto in evidenza una scarsa ripetibilità degli effetti dell intervento, con rischi consistenti di sovradiradamento. I principi attivi utilizzati sono l acido 2-cloroetilfosfonico e i surfattanti. Il diradamento meccanico mediante l uso di scuotitori è una valida alternativa al diradamento chimico e consente risparmi di tempo dell ordine del 50-70% senza però garantire l accuratezza del diradamento manuale. Gestione del suolo. Il trattamento del terreno dopo l impianto ha lo scopo di conservare il più a lungo possibile le riserve idriche eliminando o controllando le erbe infestanti e può variare in relazione a molti fattori. Nei terreni ricchi di scheletro, dove è praticamente impossibile la lavorazione, si deve ricorrere all inerbimento controllato nell interfilare e al diserbo sul filare o al diserbo totale. Nei terreni poveri di sostanza organica e a pH alcalino, l inerbimento controllato favorisce un accumulo di sostanza organica, riduce l alcalinità del terreno limitando i rischi di clorosi ferrica. Numerose prove sperimentali hanno dimostrato l effetto deprimente dell inerbimento attuato contemporaneamente all impianto sullo svilup- E03_2-1_Drupacee_pesco.indd 137 E 25/05/18 17:35

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis