SEZIONE E

e ie e e a, e, o e ti maa ti no i. si iel n a a imrà e uee n a a a o di aiee e Drupacee - PESCO TAB. 3.20 E 139 Valori ottimali di elementi nutritivi contenuti nel terreno e nelle foglie, elementi asportati e fabbisogni medi nelle varie fasi vitali del pesco Elementi N P2O5 K2O Contenuti ottimali nelle foglie nel terreno1 (% s.s.)2 .0,5% 150-200 kg/ha 500-800 kg/ha 3-3,5 0,2-0,3 2,5-3,5 Asportazioni kg/ha/anno3 120-130 25-30 120-140 Fabbisogni per ettaro4 allevaprodupreimpianto mento zione 200-250 400-600 150-250 100-200 50-70 150-200 I l valore si riferisce all azoto totale. L azoto solubile (considerando che solo l 1% circa del totale è solubile e che un ettaro di terreno pesa, per una profondità di 35-40 cm e una densità di 1,3, 4 3 106 kg) è: 0,5 3 1022 3 4 3 106 5 200 kg/ha. 2 I valori sono desunti da segnalazioni di numerosi Autori (Antomarsi, Malucelli, Vittori, Baldini, Bergamini, Cobianchi, Lalatta, Tombesi). 3 I valori si riferiscono a produzioni medie di 30 t/ha. 4 I fabbisogni nutritivi sono espressi in unità fertilizzanti. 1 E 2. Calcolare il volume di adacquamento (quantità di acqua per ogni singolo intervento irriguo). Si deve calcolare l acqua necessaria per ripristinare la capacità di campo nello strato di terreno più interessato dagli apparati radicali del pescheto (50-60 cm), cioè la quantità massima di acqua che lo stesso può trattenere. 3. Un terzo problema da risolvere, infine, è l individuazione del momento più opportuno per l intervento irriguo (turno). Questo momento si verifica quando il pescheto non riesce più a sottrarre acqua dal terreno perché il suo contenuto idrico è prossimo al punto di appassimento (PA). Per il pesco sono da considerarsi validi tutti i metodi che consentono un applicazione di volumi idrici sufficientemente uniformi e precisi e con la possibilità di una buona automazione. Tenendo conto dei costi di gestione e di installazione, attualmente i più validi sono i metodi di distribuzione localizzata. Il metodo tradizionale per aspersione ormai è usato solo in quelle zone in cui esistono problemi di difesa dalle gelate (irrigazione antibrina). Nelle moderne condizioni tecnico-economiche, per poter sfruttare al massimo la potenzialità dell irrigazione in ragione delle necessità dei pescheti, è preferibile ricorrere a impianti fissi ed evitare tutti quei metodi che utilizzano volumi di acqua troppo elevati e non garantiscono una distribuzione idrica uniforme. Tecniche speciali di coltivazione. La semiforzatura in serra fredda coperta da film plastici è una tecnica ancora abbastanza diffusa per anticipare la maturazione dei frutti. L espansione della peschicoltura in ambienti subtropicali, come l Andalusia o il Nordafrica, grazie alla disponibilità di cultivar a basso fabbisogno di freddo che maturano in pieno campo già a metà aprile, ha contribuito a ridimensionare l applicazione di questa tecnica nel nostro Paese. La copertura della serra viene fatta, a seconda delle cultivar e dell ambiente di coltivazione, tra metà dicembre e la fine di gennaio (più precocemente con le cultivar a basso fabbisogno di freddo negli ambienti più meridionali). I materiali utilizzati sono il polietilene, il PVC e l EVA, che consentono anticipi variabili da un minimo di 15 giorni (polietilene) a un massimo di 25 (PVC), a seconda della cultivar e delle condizioni ambientali. Le forme di allevamento più utilizzate sono: l ipsilon trasversale, alla distanza di 4,5 3 2,0 m, che consente la piena meccanizzazione del pescheto in quanto i pali di sostegno degli archi sono posti sul filare; il frutteto prato a chioma permanente, con alberi piantati alla distanza di 2,0 3 1,0 m e potati severamente dopo la raccolta all inizio di maggio (ciò che consente di contenere l altezza delle piante entro i 2 metri di altezza per una gestione di tutte le operazioni colturali da terra). E03_2-1_Drupacee_pesco.indd 139 25/05/18 17:35

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis