2.2 Albicocco

E 142 Produzioni vegetali arbustive e arboree - FRUTTICOLTURA speciale 2.2 Albicocco. La produzione mondiale di albicocche è di 2,5 milioni di tonnellate. d I principali produttori sono: Turchia (17%), Iran (9%), Italia (7%), Spagna (6%), Francia (5%). I più importanti Paesi esportatori sono: Spagna, Francia, Italia. L Italia, con una superficie di circa 15.000 ha, produce, a seconda delle annate, da 100.000 a 200.000 t. Il 75% della produzione è fornita da tre regioni: Campania (5.300 ha, 45.000 t), EmiliaRomagna (5.100 ha, 80.000 t) e Basilicata (1.500 ha, 25.000 t). e 2.2.1 Caratteri botanici della coltura. L albicocco (Prunus armeniaca L.) appartiene alla famiglia delle Rosaceae. Tra le specie del genere Prunus botanicamente vicine si trovano: P. sibirica (resistente a siccità e al freddo), P. holosericea (a. del Tibet o a. vellutato), P. mandshurica, P. mume (a. giapponese), P. ansu (regioni umide della Cina orientale e del Giappone), P. brigantiaca, diffuso nelle Alpi della Savoia, e P. dasycarpa (ibrido naturale tra albicocco e mirabolano). una pianta di medio sviluppo, alta circa 3-4 m. I germogli a primavera hanno un colore rossastro. Le foglie sono cuoriformi, con apice più o meno acuminato, margine crenato o bicrenato, talora seghettato. Le gemme a fiore sono glabre, disposte sui rami lunghi in numero da 1 a 5-6 per nodo. I fiori, uno per gemma, hanno sepali rossi e petali bianchi, raramente rosati. Fiorisce dopo il mandorlo e prima del pesco. 2.2.2 Propagazione. Il metodo di propagazione più impiegato è l innesto a gemma dormiente. La scelta del portainnesto deve basarsi sull affinità tra i bionti, sull adattabilità ai differenti tipi di terreno, sulla sensibilità alle fitopatie. L albicocco è affine a tutte le cultivar, adatto a terreni poveri, sassosi, anche siccitosi, con un buon franco di coltivazione. Il mirabolano preferisce i terreni freschi, anche umidi, argillosi (resiste abbastanza alla asfissia radicale), soffre nei terreni aridi di collina. Non sempre l affinità con le diverse cv. è perfetta: a volte si ha scollamento, anche diversi anni dopo l innesto. Il mirabolano clonale 29 C ha fornito buoni risultati: conferisce elevata vigoria e buona efficienza produttiva. Nei terreni di medio impasto, irrigui, può essere impiegato il MrS 2/5, che riduce la mole e induce costante ed elevata produttività. Il pesco è adatto a terreni freschi, profondi, irrigui, ricchi di sostanza organica, non calcarei. Talvolta si hanno fenomeni di disaffinità con alcune cultivar. La scelta si restringe alle linee Montclar® e Rubira®. Tra gli bridi, Ishtara®-Fercianà (P. cerasifera 3 P. persica) si adatta anche a terreni pesanti, purché freschi o irrigui, ha buona affinità, contenuta attività pollonifera, riduce la vigoria. 2.2.3 Miglioramento genetico. I principali obiettivi del miglioramento genetico sono illustrati di seguito. a. Adattabilità all ambiente e produttività: l albicocco è caratterizzato dalla scarsa adattabilità delle cultivar ai diversi ambienti di coltura; essa si manifesta, per lo più, in un insufficiente produttività, cascola di gemme e, talvolta, in una limitata attività vegetativa. Si cerca di ottenere cv. cosmopolite (es. Canino, S. Castrese). Particolare attenzione viene dedicata alla costituzione di cv. capaci di sfuggire alle gelate primaverili. b. Biologia fiorale: nel germoplasma italiano quasi tutte le cv. sono autocompatibili, ma da alcuni anni i genetisti offrono nuove cv. autoincompatibili oppure parzialmente autofertili. c. Estensione del calendario di maturazione: fino a una decina di anni fa era molto ristretta (circa 40 giorni); attualmente, con gli ultimi ottenimenti, ha raggiunto quasi 100 giorni, da metà maggio a fine agosto. E03_2-2/3_Drupacee_albicocco-susino.indd 142 25/05/18 17:37 f. ta g p e P c c v c s 2 n it d s *

SEZIONE E
SEZIONE E
PRODUZIONI VEGETALI ARBUSTIVE E ARBOREE
Questa Sezione E del Manuale dell’Agronomo è dedicata alle colture arbustive e arboree da frutto, comprensive per convenzione consolidata anche della fragola, mentre nella parte finale si è dedicato spazio alle colture legnose da ornamento, settore che incrocia al tempo stesso le composizioni vegetali paesaggistiche dell’area mediterranea con le numerose specie introdotte da altri ambienti, molte delle quali ormai completamente acclimatate.La storia della Frutticoltura, ossia lo sfruttamento delle specie che producono frutti eduli o comunque utilizzabili a scopo alimentare, è altrettanto remota quanto quella dei cereali, o di altre specie erbacee, di cui si è trattato nella Sezione D che precede. Nel suo lungo processo evolutivo, l’uomo ha dapprima colonizzato ambienti e sfruttato le risorse alimentari naturali presenti, per poi cominciare a selezionare e riprodurre le piante più utili al suo sostentamento. Molteplici sono le tracce di questo percorso evolutivo che, per quanto riguarda le specie frutticole mediterranee, trova testimonianze storiche notevoli: per esempio, la vite degli Assiri coltivata a pergola (nel rilievo raffigurante il banchetto del re Assurbanipal, 650 a.C.) o raffigurata “maritata” agli alberi per garantirne il sostegno; poi, sempre là nella Mezzaluna fertile, culla delle prime civiltà organizzate, i primi riferimenti riguardanti l’olivo e la sua utilizzazione (grandi boschi naturali da sempre presenti), un’altra coltura che, insieme alla vite, ha contribuito a caratterizzare fortemente il paesaggio mediterraneo.Nello sviluppo dei contenuti di questa Sezione si è dapprima dato spazio alla Frutticoltura generale e alla Vivaistica frutticola, per poi passare alla Frutticoltura speciale che prevede, in sequenza, la trattazione delle grandi categorie frutticole (pomacee, drupacee, agrumi) e delle specie più importanti e diffuse (vite, olivo, ecc.) fino ai fruttiferi minori e ai piccoli frutti. Di tutte le specie vengono esposti gli aspetti colturali caratterizzanti, dai caratteri botanici e biologici alle tecniche colturali, fino agli aspetti mercantili e commerciali.Per quanto riguarda invece le avversità, biotiche e abiotiche, per un quadro completo e le relative tecniche di difesa si rimanda (®) alla Sezione G - Avversità e difesa delle colture del presente Manuale.Coordinamento di SezionePaolo CecconRealizzazione e collaborazioniGino Bassi, Gabriele Loris Beccaro, Mauro Bergamaschi, Maurizio Boselli, Giancarlo Bounous, Elisabetta Bufferli, Francesco Calabrese, Paolo Ceccon, Alessandro Chiusoli, Guglielmo Costa, Luigi Damiani, Walther Faedi, Carlo Fideghelli, Rolando Guerriero, Stefano Morini, Davide Neri, Aldo Pollini, Ludovico Radicati, Alessandro Roversi, Francesco Sottile, Reinhold Stainer, Raffaele Testolin, Agostino Tombesi, Giannina Vizzotto, Cristos Xiloyannis